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pubblicato il 09/mar/2013 12:00

Papa/ Conclave dal 12. Cardinali a conta, Scola-O'Malley in pole

Anche Scherer, Erdo e Ouellet papabili. Cresce onda extra-europea

Papa/ Conclave dal 12. Cardinali a conta, Scola-O'Malley in pole

Città del Vaticano, 9 mar. (askanews) - I cardinali si contano. Dopo discussioni approfondite e non prive di contrasti tra "riformatori" e "controriformisti", tra maggioranza ratzingeriana e vecchia guardia wojtyliana, tra "romani" e "stranieri", alla ottava congregazione generale, che si è svolta ieri pomeriggio, i 'principi della Chiesa' hanno deciso che il Conclave si aprirà martedì pomeriggio. E' prevedibile, a questo punto, che le votazioni in Cappella Sistina saranno piuttosto spedite e che prima di venerdì la Chiesa cattolica avrà un nuovo Papa, il 265esimo successore di Pietro. Se i porporati sono arrivati a decidere una data, dopo un lungo tira-e-molla, è perché le idee - maturate in assemblea, ma soprattutto nei conciliaboli, al coffee break, a pranzo e a cena, a casa di questo o quel cardinale - iniziano a essere chiare, già sbozzati i nomi dei 'papabili', la contabilità per raggiungere la fatidica quota 77 voti (i due terzi dei 115 elettori) è già avviata. Gli interventi sono stati più di cento. Stamattina ci sarà ancora una congregazione generale, forse anche lunedì. Domenica, intanto, i cardinali diranno messa nelle sedi titolari sparse per Roma. Martedì mattina la messa 'pro eligendo pontifice' e poche ore più tardi nella cappella affrescata da Michelangelo risuonerà l'invito "Extra omnes!" e inizieranno gli scrutini. Il candidato italiano più forte è Angelo Scola, un passato in Comunione e liberazione (dove negli anni settanta fu anche protagonista di una rottura col fondatore, don Luigi Giussani) e un presente da arcivescovo di Milano. Intellettuale dall'eloquio prezioso, ha dato buona prova di sé come vescovo-manager sia a Venezia che a Milano. Nel solco della tradizione di un gruppo italiano diviso, diversi porporati connazionali non lo amano, dai 'bertoniani' ad Attilio Nicora, che ebbe dei dissapori con lui in passato. Altri italiani - ad esempio Carlo Caffarra e Angelo Bagnasco - farebbero il tifo per lui. Il 'king maker' Giovanni Battista Re e il cardinale Camillo Ruini lo hanno sempre apprezzato, ma non è impossibile che siano pronti ad appoggiare anche un americano. Scola ha stretto rapporti con il mondo mediterraneo tramite la sua fondazione 'Oasis', ma la sua vera rete di sostegno è costituita da un gruppo di vescovi europei che lo vedrebbe bene come Papa: lo spagnolo Antonio Maria Rouco Varela, il croato Josip Bozanic, i francesi André Vint-Trois e Jean-Pierre Ricard, l'olandese Willem Jacobus Eijk. Non indifferente a Scola è anche il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn. Non lontani da Scola, infine, anche il canadese Marc Ouellet, presidente della congregazione vaticana dei Vescovi e l'ungherese Peter Erdo, presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa. Si tratta, però, di due porporati che entrano a loro volta da 'papabili' in Conclave. I voti pro-Scola, dunque, potrebbero convergere su uno di loro. Il nome di Ouellet, in particolare, apre un altro scenario: quello di un Papa americano. Se una convinzione ha guadagnato spazio nelle riunioni dei cardinali, è che la Curia romana dell'era Ratzinger e Wojtyla ha aperto molti problemi ed è ora di voltare pagina. Guardando ad un Papa extra-europeo. Ouellet, oggi in Curia, in passato in Quebec, con esperienze anche in Sud America, avrebbe il profilo ideale. Ma c'è un altro candidato che, almeno alle prima votazioni, raccoglierà prevedibilmente molti consensi: lo statunitense Sean O'Malley. I cardinali Usa - il secondo gruppo, con 11 elettori, dopo i 28 italiani - vogliono contare in Conclave. Hanno affrontato per primi lo scandalo pedofilia, si confrontano da anni con una amministrazione Obama che pone sfide 'secolariste' alla Chiesa cattolica, in poche generazioni si sono perfettamente inseriti nella vita sociale del loro paese (la maggioranza dei giudici della Corte suprema è cattolica), e, non da ultimo, sono i principali finanziatori delle casse vaticane. Qualcuno sostiene che il Papa non può venire dalla superpotenza a stelle e strisce. E' probabilmente il principale handicap di altri cardinali statunitensi (il newyorkese Timothy Dolan o Donald Wuerl di Washington), sebbene gli Stati Uniti di Obama non siano lo stesso paese di Bush, Clinton e Reagan. Un cardinale africano interpellato al proposito commentava: "La superpotenza è la Cina...". O'Malley, ad ogni modo, è francescano, conosciuto bene ad Assisi, è stato missionario in Sud America e parla fluentemente spagnolo, anche in questi giorni va in giro con saio, golfino grigio e sandali senza calzini. Tutt'altro, insomma, che l'immagine di un super-uomo. Ha governato quattro diocesi con discreta abilità, da ultimo Boston dove ha raccolto non senza difficoltà la disastrosa eredità lasciata dal cardinale Bernard Law. Per rimediare agli abusi sessuali del clero, ha anche lasciato la sontuosa sede dell'episcopio ed è andato ad abitare in una dimora normale. Il quotidiano spagnolo 'Abc', vicino all'Opus dei, ne ha fatto un ritratto entusiastico, la stampa italiana lo apprezza sempre di più, e molti movimenti religiosi - francescani ma non solo - lo vedono come una star della spiritualità. Diversi cardinali sud-americani starebbero pensando di far convergere i loro voti su O'Malley. Non è poi escluso che il nuovo Papa venga direttamente dal sud America, il paese dove la Chiesa cattolica è più rigoglioso. Il nome più quotato è quello del brasiliano Pedro Odilo Scherer. Guida con capacità la immensa diocesi di San Paolo, è membro del collegio cardinalizio di sorveglianza dello Ior, ha lavorato in Vaticano alla congregazione dei vescovi per alcuni anni. Gode della simpatia di alcuni 'big' curiali, ma viene considerato capace anche da movimenti cattolici che non hanno a che fare con la Curia romana.

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