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pubblicato il 03/apr/2013 12:00

P.A./ Slitta Dl: Va approfondito. Monti stoppa aumento Irpef

Ieri scontro Grilli-Passera. C'è nodo 'garanzie' Regioni.

P.A./ Slitta Dl: Va approfondito. Monti stoppa aumento Irpef

Roma, 3 apr. (askanews) - Doveva essere approvato immediatamente dopo la nota di variazione al bilancio, e il Consiglio dei Ministri era stato convocato per le 10 di questa mattina. Ma già ieri sera si era deciso di farlo slittare alle 19: nove ore in più che si pensava bastassero a trovare l'intesa sul decreto per i ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione, ma che invece non sono state sufficienti. Una telefonata tra Mario Monti e il commissario europeo Olli Rehn chiarisce poi che sicuramente non si andrà oltre il 3% del deficiti. E infine nel pomeriggio la comunicazione dell'ulteriore slittamento: se ne parlerà "nei prossimi giorni", forse venerdì, comunque - come promesso all'Anci - entro lunedì. Ma con una certezza: le Regioni non saranno autorizzate ad aumentare ulteriormente le addizionali Irpef per far fronte alla restituzione del prestito che dovessero richiedere al governo centrale. Che il governo volesse fare in fretta era evidente: il decreto potrebbe essere l'ultimo provvedimento 'di peso' dell'esecutivo Monti e da tempo viene presentato come il "primo frutto" del risanamento imposto ai conti pubblici. Ma nella riunione a palazzo Chigi di ieri sera, vengono fuori i primi problemi: la bozza del decreto - preparata a via XX Settembre - viene infatti esaminata per la prima volta anche dal Ministero per lo Sviluppo Economico, e negli stessi minuti inizia a circolare nelle redazioni e negli uffici delle associazioni di categoria. E arrivano le proteste delle imprese: troppo farraginosi i meccanismi, troppo complicato accedere ai pagamenti. Dubbi che Corrado Passera rappresenta a Vittorio Grilli, in una telefonata, definita molto burrascosa. Il risultato è il primo slittamento al tardo pomeriggio del Cdm, salvo poi - nella riunione di questa mattina per mettere a punto il testo - rendersi conto che non sarebbero bastate nove ore in più per mettere a punto un testo efficace. Ma già ieri sera viene presa la prima decisione: le Regioni che chiederanno all'amministrazione centrale la liquidità necessaria per far fronte ai propri debiti verso i fornitori, non saranno autorizzate ad aumentare la propria addizionale Irpef. Un punto sul quale lo stesso Monti è stato netto: l'ultimo provvedimento del governo non può contenere un ulteriore aumento delle tasse. E da qui l'altro nodo da sciogliere prima di poter licenziare il decreto: come fare ad avere la garanzia che le Regioni in 'rosso' restituiranno il prestito all'erario? Perchè nel governo una cosa la ribadiscono con nettezza: "Non si possono pagare dei debiti facendo altri debiti". E dunque si dovrà studiare il meccanismo che "imporrà alle Regioni non virtuose vincoli più severi sui futuri bilanci". Compresi limiti alle spese future, cercando ovviamente di impattare il meno possibile sulle possibilità di ripresa. Ma c'è da rassicurare Bruxelles, tanto più dopo che il commissario europeo Antonio Tajani ha fatto presente che i 40 miliardi de decreto "sono un primo passo non bastano". Immediata la telefonata tra Monti e il commissario Rehn, per assicurare che l'Italia non sforerà il 3%. Vincoli che però cominciamo a far registrare qualche mal di pancia in Parlamento. Ieri Pierpaolo Baretta ha fatto presente che con un deficit portasto al 2,9%, il prossimo governo non avrà alcun margine per far fronte alle spese future, a meno di non varare una nuova manovra. Ma da palazzo Chigi la risposta è netta: "La possibilità di aumentare il debito ci è stata concessa solo su questa operazione: per altri interventi non avremmo avuto l'ok di Bruxelles". E comunque, "ora c'è anche la risoluzione del Parlamento che ci indica questa strada".

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