venerdì 02 dicembre | 19:58
pubblicato il 25/lug/2014 14:04

P.A.: accademici perplessi su razionalizzazione delle Authority

(ASCA) - Roma, 25 lug 2014 - ''Cambiare per tornare indietro, e in peggio, non sarebbe un gran risultato''. E' la conclusione di un intervento scritto dagli accademici Alberto Clo', Alberto Cavaliere, Luigi De Paoli, Michele Polo, Enzo Pontarollo, Marzio Galeotti, Luigi Prosperetti e Giovan Battista Zorzoli - pubblicato sul giornale on line Formiche.net, diretto da Michele Arnese - a proposito dell'articolo 22 del decreto legge ''Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari'' del 24 giugno scorso intitolato 'Razionalizzazione delle autorita' indipendenti', da perseguirsi, scrivono i professori, ''accorpando nove soggetti che talora non hanno nulla in comune, come nel caso dell'Autorita' per le comunicazioni con la Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici''.

''La finalita' apparente di questa 'razionalizzazione' - si legge nell'intervento - parrebbe essere (non essendo stata esplicitata) quella di ridurne i costi. Insomma: spending review. Di quanto? Limitandoci a considerare le Autorita' di regolazione dei servizi pubblici (escludendo quindi altre Autorita'), non si avrebbe assolutamente alcun beneficio per le casse dello Stato, per la semplice ragione che a sostenerne il finanziamento sono le imprese regolate e non lo Stato. Per contro si potrebbero avere conseguenze negative di maggior peso''.

''Anche ipotizzando che nel provvedimento in esame sia implicita una condivisibile critica ad una ridondante duplicazioni di sedi e di costi delle Autorita' - spiegano i professori - non pare che la riforma prospettata colga l'occasione non tanto per ridurre i costi dello Stato (risultato che si e' detto essere inesistente), quanto per accrescere l'efficacia della loro azione: aumentandone i poteri ispettivi e sanzionatori; meglio circostanziando i poteri dei giudici amministrativi, sempre piu' regolatori d'ultima istanza; imponendo una piu' stringente rendicontazione (accountability) del loro operato, anche riguardo le loro spese di gestione; rafforzando l'incompatibilita' dei suoi membri al termine del mandato. In definitiva, riteniamo vi siano buone ragioni per riformare le Autorita'. Per contro, temiamo che si rischi di ridurne l'indipendenza e gli ambiti di competenza. Il bilancio per il Paese non sarebbe positivo. Ne' per i cittadini-consumatori ne' per le imprese, forse tentate dal far valere i loro interessi frequentando le stanze ministeriali piuttosto che quelle dei regolatori, ma alla lunga perdenti data la discrezionalita', inaffidabilita', incertezza della politica.

Cambiare per tornare indietro, e in peggio - concludono -, non sarebbe un gran risultato''.

red/sam/

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