martedì 24 gennaio | 02:29
pubblicato il 23/giu/2011 20:16

P4/ Pdl stringe su intercettazioni ma Colle da sempre ostile a dl

A Camera ddl fermo da un anno, Cicchitto può chiedere ripartenza

P4/ Pdl stringe su intercettazioni ma Colle da sempre ostile a dl

Roma, 23 giu. (askanews) - Le 'lenzuolate' di intercettazioni pubblicate dai giornali sul caso P4 hanno risvegliato nella maggioranza l'urgenza di una legge che le regoli. Ma è proprio la tentazione di partorire un provvedimento in quattro e quattr'otto che anima il dibattito politico trovando non pochi ostacoli sul suo cammino. Il primo è, senza dubbio, il Quirinale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha più volte fatto presente nei mesi scorsi che una legge così importante, che deve contemperare esigenze diverse come il diritto di cronaca e la privacy, deve essere frutto di un ampio, meditato e ricco dibattito parlamentare. Insomma non la si può liquidare con un decreto legge e il Colle mai riconoscerebbe la sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza a una norma di questo genere. Cosa è cambiato dall'ultima volta che Napolitano ha parlato pubblicamente del tema intercettazioni? Niente. La posizione del capo dello Stato resta immutata e, a quanto si è capito, nessuno, in questi giorni, ha 'sondato' il Quirinale sull'argomento. Le cose dette dal presidente nei mesi scorsi sono fin troppo chiare. Peraltro, si fa notare in ambienti del Colle, è una questione di cui la Presidenza della Repubblica non è né ha intenzione di essere investita dal momento che la partita è tutta politica e parlamentare. Un ddl, si ricorda, c'è, sta compiendo il suo corso anche se pare 'in sospeso'. Il disegno di legge sulle intercettazioni, infatti, è stato approvato al Senato con la fiducia a giugno dello scorso anno, poi in Commissione alla Camera è stato modificato accogliendo le richieste di Fli, allora ancora in maggioranza, quindi si è completamente arenato in Aula dopo la discussione generale ormai un anno fa, a luglio. Un disegno di legge che, per detta dello stesso premier Silvio Berlusconi, dopo tanti passaggi e mediazioni parlamentari non servirebbe poi a molto. Da qui la 'tentazione' della maggioranza di andare oltre e in fretta. Dalle parti del Pdl, non a caso, c'è chi incalza. Il capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa dice chiaramente che "è il momento di intervenire senza indugio" perché "viene dolosamente sviata la finalità" delle intercettazioni: "La destinazione dei testi non è più il processo, perché la maggior parte di queste non ha rilievo penale, ma le pagine dei giornali: si tratta di un enorme abuso dei soldi pubblici". Simile la denuncia del capogruppo a Montecitorio Fabrizio Cicchitto, che ha lamentato anche il fatto che "l'operazione sia mirata e a senso unico" perchè tutta concentrata su governo e maggioranza. Lo stesso Guardasigilli Angelino Alfano ha ricordato che nelle intercettazioni pubblicate "non c'è nulla di penalmente rilevante" e "per quanto divertente da leggere" non è a costo zero. Anzi, "ammonta a un miliardo di euro il debito nei confronti delle ditte che si occupano di intercettazioni". Nel merito Gaetano Quagliariello suggerisce di ripartire dal testo uscito dal Senato, molto più severo con la stampa e nei presupposti per le intercettazioni del testo ritoccato poi alla Camera. Mentre Costa e Maurizio Lupi rispolverano il ddl Mastella approvato alla Camera nella scorsa legislatura anche coi voti di parte del centrodestra. Ma è diffusa nel Pdl la consapevolezza che un decreto avrebbe poche chance di passare il vaglio del Quirinale. Dunque una mossa possibile per accelerare l'iter di una legge, che però non potrebbe comunque avere effetto sulle intercettazioni sull'inchiesta P4, la può fare Cicchitto nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio già convocata per giovedì prossimo per predisporre il calendario di luglio e settembre. Il capogruppo Pdl alla Camera potrebbe chiedere di far ripartire il ddl che si è fermato un anno fa dopo la discussione generale. Quel testo, poco gradito al premier, potrebbe essere quindi nuovamente emendato in Aula. (segue)

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