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pubblicato il 17/feb/2016 21:14

Ok Parlamento a Renzi: in Ue a testa alta, basta sudditanza

Disco verde dalle Camere e da Mattarella al premier per il Consiglio Ue. Scontro con Monti in Senato

Ok Parlamento a Renzi: in Ue a testa alta, basta sudditanza

Roma, 17 feb. (askanews) - Basta "polemiche da cortile", basta con questa "sudditanza psicologica" che in tanta parte della classe dirigente del Paese fa vivere con disagio la battaglia italiana in Europa, come se fosse un "disturbo al manovratore", come se Bruxelles fosse "un luogo da cui prendere indicazioni e non dove portare una visione". Alla vigilia della due giorni di un delicatissimo Consiglio Ue a Bruxelles sulla possibole Brexit e l'emergenza migranti, Matteo Renzi chiede al Parlamento e ottiene dal Parlamento (166 sì e 55 no al Senato, 211 sì e 114 no alla Camera) un mandato chiaro a continuare la sua strategia in Europa. E lo fa anche polemizzando duramente con il predecessore Mario Monti, che in Aula al Senato ha criticato l'impostazione del premier.

"Lei rischia di far fare passi indietro all'Europa", è stata l'accusa del professore, generando negli italiani "una pericolosissima alienazione nei confronti della Ue", a forza di "demolire con la clava o lo scalpello tutto ciò che la Ue ha significato , almeno fino al 14 febbraio 2014", ovvero l'insediamento di Renzi a palazzo Chigi. Fino all'auspicio che "non ci siano concessi tutti i margini di flessibilità richiesti perchè sarebbe un ritorno alla cultura del disavanzo che sembrava finita".

Affondo cui Renzi replica con durezza: "Non accetto lezioni sul tema del rispetto delle regole, perchè le considero un valore". Ed elenca "numeri alla mano" tutti i dati in cui il governo Renzi sta migliorando la situazione rispetto al governo Monti: "Stiamo riducendo le procedure di infrazione, i decreti attuativi pendenti, il deficit, la curva debito/pil che dal 2009 è salito in maniera costante". E "quando ci si pone in termini dialettici con le istituzioni europee non si sta peccando per lesa maestà, si fa quello che fanno tutti gli altri paesi. Non è un atteggiamento giamburraschesco...". E sicuramente un atteggiamento più propositivo che non quello di "editorialisti e commentatori, una classe dirigente che è stata zitta quando tutta l'Europa salvava le banche e l'Italia no, quando per un decennio si è cancellata la parola crescita, quando sono state votate le regole devastanti del fiscal compact che nessun Paese può rispettare senza correre il rischio di uccidere l'economia". E che si sono riuscite a superare solo con la battaglia italiana per la flessibilità.

Insomma, nessuna retromarcia, nonostante l'appello di Monti, e nelle comunicazioni al Senato Renzi insiste a contrapporsi alla linea tedesca, non rinunciando ad una stilettata su Deutsche Bank: "L'Italia metterà il veto a qualsiasi tentativo di mettere un tetto alla presenza di titoli di Stato nel portafogilo delle banche europee" e "lo faremo con coerenza e senza cedimenti", annuncia il premier, per il quale "bisogna avere il coraggio di dire che in pancia alle banche europee c'è un eccesso di derivati e titoli tossici". Del resto, "se qualche banca europea avesse tenuto i titoli di Stato italiani nel 2011 oggi avrebbe rendimenti migliori...". Come dimostra la "questione enorme" che riguarda "la prima banca tedesca", ha detto parlando di Deutsche Bank.

Per Renzi infatti ormai esiste un "problema-Europa" e l'Italia ha "il diritto e il dovere di dirlo", non per un atteggiamento "giamburraschesco", ma per spingere l'Ue a recuperare lo spirito originario. Non certo per ottenere qualche decimale di flessibilità: "Solo chi non vuol vedere può giudicare la nostra posizione come qualcuno che batte i pugni sul tavolo per ottenere qualche decimale economico. Vi svelo un segreto: i decimali ce li possiamo prendere senza sbattere i pugni sul tavolo".

L'obietivo è invece "cambiare la politica economica europea" che "ha visto crescere la disoccupazione e la distanza tra il Paese leader e gli altri". Altra stoccata alla Germania. Solo quando ci si riuscirà si potrà discutere di superministro del'Economia. Intanto, la fotografia che Renzi consegna è quella di "un'Italia che ha fatto la sua parte" mentre è l'Europa che "ancora non ha fatto i suoi compiti".

In serata, dopo il doppio discorso al Senato e alla Camera, il premier ha avuto un incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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