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pubblicato il 07/mag/2013 12:00

Oggi le esequie di Andreotti. Politica ne ricorda "luci ed ombre"

Omaggio di Napolitano: Visita alla camera ardente

Oggi le esequie di Andreotti. Politica ne ricorda "luci ed ombre"

Roma, 7 mag. (askanews) - "Luci e ombre" è una delle perifrasi ricorrenti del mondo politico nel ricordare il senatore a vita Giulio Andreotti, scomparso ieri a Roma all'età di 94 anni. Dopo la camera ardente, riservata solo agli amici e allestita nella sua casa di corso Vittorio Emanuele, oggi pomeriggio alle 17 si terranno i funerali nella vicina chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Cerimonia strettamente privata per desiderio della famiglia. Stamani, intanto, a rendere omaggio ad Andreotti anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si è trattenuto a casa del senatore a vita per circa una ventina di minuti. Una volta uscito, un breve dialogo con Gianni Letta e subito via senza nessuna dichiarazione alla stampa. Ieri Napolitano aveva ricordato come "sulla lunga esperienza di vita del senatore Giulio Andreotti e sull'opera da lui prestata in molteplici forme nel più vasto ambito dell'attività politica, parlamentare e di governo, potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico". Al binomio di sostantivi contrastanti si è affidato anche il presidente del Senato Pietro Grasso parlando di "un ruolo di grande rilievo nell'attività politica, parlamentare, di governo, internazionale per oltre sessant'anni". "Nell'arco di una vita professionale così ampia non possono che esserci luci e ombre - ha osservato -. C'è stata una verità giudiziaria, ci sarà anche una verità storica". Nettissima la posizione di 'Avvenire', il quotidiano della conferenza episcopale italiana, che ha dedicato la prima pagina al 'divo Giulio' con il titolo: "Andreotti, ora è solo luce". Resta sulle sue posizioni, al di là "del rispetto per la morte di un uomo", l'ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli, il grande accusatore di Andreotti nel processo per associazione a delinquere con la mafia, convinto che "le carte sono chiare" e che il sette volte presidente del consiglio si sia salvato solo "perchè il reato è stato prescritto". Tra detrattori ed estimatori il 'collega' Paolo Cirino Pomicino, ex ministro Dc, ha osservatori che "la colpa di Andreotti è quella di essere stato politicamente troppo longevo. Sette volte presidente del Consiglio dei ministri, ventidue volte ministro: in una società moderna ci sono tanti altri poteri oltre a quello politico e una longevità politica così lunga non è tollerata dagli altri poteri".

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