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pubblicato il 08/set/2011 21:48

Nuovo monito di Napolitano agli italiani:Cambiare per stare in Ue

Tra storia e attualità, capo dello Stato 'pungente' a Palermo

Nuovo monito di Napolitano agli italiani:Cambiare per stare in Ue

Palermo, 8 set. (askanews) - La conversazione scorre sempre su un filo sottilissimo che narra di pezzi di storia italiana ancora molto attuali. Non si affonda a piè pari nell'attualità, ma il messaggio del capo dello Stato Giorgio Napolitano anche questa volta è chiarissimo. Il presidente della Repubblica parla per circa un'ora a braccio rispondendo alle riflessioni, a volte vere e proprie 'trappole' scherzosamente tese, di Gianfranco Pasquino. Il confronto, che i due amano definire 'dialogo', si tiene alla facoltà di ingegneria dell'ateneo di Palermo, città dove il capo dello Stato si fermerà anche domani nell'ambito dei suoi giri per le città italiane in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia. Messaggio chiarissimo, quando dice, per due volte nel corso del dibattito, che gli italiani devono fare un "esame di coscienza collettivo sui propri comportamenti", perché "non viviamo più negli anni '80 o nei '70, il mondo è cambiato" e se non cambiamo noi alla "maniera europea" perdiamo occasioni. Quello di Napolitano è un discorso ricco anche di battute con l'interlocutore, che da molto prima dell'estate l'aveva invitato a parlare 'liberamente' di "Rifare gli italiani per stare in Europa". Quale tema più appropriato di questo per riflettere sulla crisi economica. Il presidente non nomina la manovra economica, fresca del sì con voto di fiducia al Senato, avviata alla Camera ma ancora oggetto di polemiche. Si sofferma però allarmato sull'Europa, le difficoltà del processo di integrazione, le "resistenze" dei governi che "rendono presente e futuro incerti". Invece, c'è una strada chiara, anche in tempi di crisi, per Napolitano: quella della solidarietà, stringersi assieme per non sperperare il cammino unitario percorso fino ad oggi, tutelare anche gli stati con debiti sovrani pesanti. Sono tempi difficili. Nella società spirano venti che sanno di antipolitica, antidemocrazia. Napolitano e Pasquino la prendono dal fascismo, male italiano che certo non arrivò come improvvisa patologia. I germi erano evidenti ben prima nei comportamenti di tutti, anche della sinistra, come ebbe modo di sottolineare lo stesso Gramsci con profonda autocritica. Da qui l'appello del capo dello Stato a fare attenzione all'uso di espressioni come "casta politica" perché senza accorgersene si può piombare nella "notte grigia quasi buia", produrre rimedi peggiori della malattia. E sì, si può discutere di sistemi elettorali, dalla Gran Bretagna alla Germania. L'importante, dice Napolitano, è che permettano "la democrazia dell'alternanza". Insomma, largo alla discussione in Parlamento, è il luogo deputato. E mai che si pensi che il capo dello Stato possa cadere nella trappola tesa da Pasquino. "Ma il Parlamento oggi lavora?", gli chiede il professore. Niente da fare: "Ci sono stato 43 anni in Parlamento", tra quello italiano e quello europeo, "non posso che parlarne come istituzione?". Ma si può intendere quello che pensa quando non risparmia le critiche sulla maniera in cui viene affrontato qualsiasi discorso di modifica costituzionale: "Improvvisazione e approssimazione". Tanto basta per rivoltare nella tomba i padri costituenti. Domani mattina ultimi appuntamenti della visita di Napolitano a Palermo: incontro in prefettura con la vedova di Libero Grassi e i ragazzi dell'associazione 'Addiopizzo junior' e poi alla Società siciliana per la storia patria per la lectio magistralis di Lucio Villari.

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