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pubblicato il 27/mar/2014 12:00

No giovani turchi Pd a dl Poletti:"sfidiamo Renzi con job pact"

Orfini: "è una sfida riformista, nessuno vuole la palude "

No giovani turchi Pd a dl Poletti:"sfidiamo Renzi con job pact"

Roma, 27 mar. (askanews) - Forti dei numeri della composizione della commisione Lavoro della Camera presieduta dall'ex ministro Cesare Damiano, anche lui assai determinato a pretendere modifiche alle norme del decreto sul lavoro approvato dal Consiglio dei Ministro che inizia il suo esame in commissione, i "giovani turchi" del Pd lanciano apertamente la loro sfida a Matteo Renzi e alla maggioranza sulla disciplina del mercato del lavoro. "Non c'è niente di nuovo nel precarizzare la vita di milioni di persone, ha ammonito Matteo Orfini sul sito "Left Wing" argomentando la contrarietà dei giovani turchi al decreto lavoro in un articolo intitolato "All'Italia serve un job Pact". "La sinistra italiana - ha ricordato Orfini- lo ha fatto a più riprese, dagli anni 90 in poi, credendo a chi teorizzava che col sacrificio delle tutele si sarebbe creato d'incanto nuovo lavoro. Una tesi già in sé discutibile per lo scambio che propone, ma tanto più insopportabile perché infondata". E secondo Orfini "per invertire la rotta occorre rilanciare gli investimenti, a partire da quelli pubblici, e sostenere i consumi. Cose che il governo, saggiamente, ha già cominciato a fare. Proprio per questo, così com'è, il decreto lavoro è un controsenso, soprattutto per chi come Renzi ha costruito parte del suo successo sulla promessa di restituire diritti a quei milioni di precari che le politiche di questi venti anni hanno lasciato nel limbo (per non dire di peggio)". "Quella che lanciamo a Renzi - ha ammonito ancora Orfini - è una sfida riformista: non c'è qui chi vuole la palude o chi tenta di difendere uno status quo che ha dimostrato tutti i suoi limiti; l'obiettivo condiviso è quello di provare a sconfiggere disoccupazione e precarietà. Per farlo, però, occorre allargare il campo di azione del decreto, aggiungendo il contratto d'inserimento a tutele progressive e correggendo il testo del governo in alcuni punti decisivi, come l'eccessiva reiterabilità dei contratti senza causale e la curiosa pretesa di un apprendistato senza apprendimento. Ed è necessario far sì che il ricorso al contratto d'inserimento sia più conveniente per le imprese del contratto a tempo determinato".

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