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pubblicato il 29/nov/2012 21:58

Napolitano tiene Monti in sella, voto senza traumi a marzo

Colle sventa crisi,ora partita su agenda. Premier sentirà partiti

Roma, 7 dic. (askanews) - Si andrà con molta probabilità di fatto ad uno scioglimento delle Camere praticamente a scadenza e senza bisogno di dimissioni formali del premier Mario Monti o di un voto parlamentare delle Camere sulla fiducia. Anche se la data del voto non sarà il 7 aprile ma il 10 marzo, con election day limitato all'abbinamento con le regionali in Lombardia e Molise. Questo è lo scenario più probabile che è emerso dagli incontri di oggi al Quirinale. Di cui le somme saranno tirate insieme da Napolitano e da Monti, in un incontro nei prossimi giorni. Al quale, con ogni probabilità seguiranno colloqui del premier con i leader di quella che è stata la sua strana maggiornza Giorgio Napolitano ha voluto incontrare innanzitutto il Pdl per capire quali intenzioni avesse rispetto al governo dopo la decisione di non votare la fiducia sia alla Camera che al Senato. Da Alfano, che oggi in Aula alla Camera ha definito l'esperienza del governo Monti conclusa, il Capo dello Stato ha però ricevuto garanzie sulla legge di stabilità e una "riserva" sugli altri provvedimenti all'esame del Parlamento. E appunto dell'agenda per le prossime settimane l'inquilino del Colle parlerà al più presto con il premier Mario Monti, per "discutere con lui tutte le implicazioni", dei colloqui di oggi. "Il Presidente Napolitano confida -, spiega la nota diffusa dal Quirinale -, nel rispetto delle diverse sensibilità e posizioni politiche, che risulti possibile un percorso costruttivo e corretto sul piano istituzionale, nell'interesse del paese e della sua immagine internazionale". Il percorso "costruttivo e corretto", viene spiegato, eviterà a Monti un voto parlamentare sulla fiducia oggi non richiesto da nessuna forza politica. Spettando invece alla discrezionalità del Capo dello Stato fissare lo scioglimento delle Camere. Che in questo caso avverrebbe a metà gennaio, senza neanche passare per le dimissioni del presidente del Consiglio, che resterebbe in carica per l'ordinaria amministrazione. Il voto anticipato, anche se di poche settimane, del resto, lo chiede il Pdl, che punta sul mini-election day, ma piace anche al Pd che però a Napolitano ha rappresentanto il timore del logoramento se rimarrà da solo a sostenere il governo. La questione tutt'altro che definita, infatti, è rappresentata dai contenuti dell'agenda che Monti vorrà portare a termine. Napolitano alle forze politiche della disciolta maggioranza ha prospettato tutti i provvedimenti già incardinati in Parlamento, una quindicina, tra i quali la delega fiscale e il decreto sull'Ilva ma anche il parere sul decreto legislativo 'liste pulite' approvato ieri dal Consiglio dei Minitri. Ed è anche tornato ad auspicare un'intesa sulla legge elettorale, nonostante lo scetticismo delle forze politiche suggerisca che quella è ormai una partita chiusa. Dunque l'attenzione ora si sposta sulle cose da portare a casa in queste ultime settimane. E' consensualmente considerata fuori discussione il via libera alla legge di stabilità, al dl sviluppo, al decreto per l'Ilva e a poco altro. Ma Colle e Palazzo Chigi vorrebbero non abbandonare altri provvedimenti, come la delega fiscale e il taglio delle province. Provvedimenti che però il Pd non intende includere nel piè di lista di Monti senza la certezza che anche il Pdl ci metta la faccia, votando a favore.

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