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pubblicato il 27/dic/2013 14:36

Napolitano: lettera alle Camere e a Letta, ''rigore su emendamenti ai decreti''

Napolitano: lettera alle Camere e a Letta, ''rigore su emendamenti ai decreti''

(ASCA) - Roma, 27 dic - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera inviata ai presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, e al presidente del Consiglio Enrico Letta sottolinea la ''necessita' di verificare con il massimo rigore'' l'introduzione di emendamenti ai decreti legge nel corso del loro esame in Parlamento. La lettera di Napolitano, che viene letta in aula a Montecitorio dalla presidente Boldrini, fa evidente riferimento anche alla vicenda del dl Salva Roma. Proprio in relazione a questo provvedimento, ritirato prima di Natale dal governo nonostante avesse ottenuto gia' la fiducia di una delle Camere, Napolitano spiega che ''le modalita' di svolgimento dell'iter parlamentare di conversione in legge del decreto legge 31 ottobre 2013, numero 126 recante misure finanziarie urgenti in favore di Regioni ed enti locali ed interventi localizzati nel territorio - nel corso del quale sono stati aggiunti al Testo originario del decreto 10 articoli, per complessivi 90 commi - mi inducono a riproporre alla vostra attenzione - rileva il Capo dello Stato - la necessita' di verificare con il massimo rigore l'ammissibilita' degli emendamenti ai disegni di legge di conversione''. Napolitano ricorda come ''numerosi'' siano stati ''i richiami formulati nelle scorse legislature da me - in presenza di diversi governi e nel rapporto con diversi presidenti delle Camere - e gia' dal presidente Ciampi alla necessita' di rispettare - sottolinea Napolitano - i principi relativi alle caratteristiche e ai contenuti dei provvedimenti di urgenza stabiliti dall'articolo 77 della Costituzione e dalla legge di attuazione costituzionale numero 400 del 1988''. Questi principi, ricorda il Capo dello Stato nel suo ragionamento, sono stati ''come e' noto ribaditi in diverse pronunce della Corte Costituzionale. In particolare nella sentenza n. 22 del 2012 la Corte ha osservato che ''l'inserimento di norme eterogenee rispetto all'oggetto o alle finalita' del decreto spezza il legame logico-giuridico tra la valutazione fatta dal Governo dell'urgenza del provvedere e i provvedimenti provvisori con forza di legge'', valutazione fatta sotto la propria responsabilita' e sottoposta a giudizio del Capo dello Stato in sede di emanazione. Conclude la Corte affermando che ''la necessaria omogeneita' del decreto legge deve essere osservata anche dalla legge di conversione'', riservandosi la facolta' di annullare le disposizioni introdotte dal Parlamento in violazione dei suindicati criteri''. Proprio a seguito di questa sentenza, il 22 febbraio 2012 Napolitano ha ''inviato ai Presidenti pro-tempore delle Camere una lettera nella quale avvertivo che di fronte all'abnormita' dell'esito del procedimento di conversione non avrei piu' potuto rinunciare ad avvalermi della facolta' di rinvio, pur nella consapevolezza che cio' avrebbe potuto comportare la decadenza dell'intero decreto legge, non disponendo della facolta' di rinvio parziale''. Il Presidente della Repubblica in quella occasione esprimeva inoltre l'avviso che ''in tal caso fosse possibile una parziale reiterazione che tenesse conto dei motivi posti alla base della richiesta di riesame. La stessa Corte Costituzionale, del resto, fin dalla sentenza n. 360 del 1996, ha posto come limite al divieto di reiterazione la individuazione di nuovi motivi di necessita' ed urgenza. Rinnovo pertanto nello stesso spirito di collaborazione istituzionale - conclude il Capo dello Stato - l'invito contenuto in quella lettera ad attenersi, nel valutare l'ammissibilita' degli emendamenti riferiti ai decreti legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalita', anche adottando - se ritenuto necessario - le opportune modifiche dei regolamenti parlamentari''. fdv/

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