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pubblicato il 20/lug/2012 05:10

Napolitano chiede verità su trattativa e difende suo operato

Ma Di Pietro continua ad attaccare il Colle: Sto con pm Palermo

Napolitano chiede verità su trattativa e difende suo operato

Roma, 20 lug. (askanews) - Il ventennale della strage di via D'Amelio era l'occasione migliore e di certo la più opportuna per tornare sulle polemiche che hanno investito il Quirinale sulla vicenda della presunta trattativa tra Stato e mafia. E Giorgio Napolitano ha colto questa occasione per difendere il suo operato in qualità di presidente del Csm oltre che di capo dello Stato, ma anche per chiedere la verità sulle "torbide ipotesi" che ci sia stata una trattativa tra lo Stato e la mafia dopo le stragi che sono costate la vita a Falcone e Borsellino. In un messaggio inviato all'Anm, che ieri ha organizzato la cerimonia a Palermo in ricordo del magistrato ucciso vent'anni fa dalla mafia insieme alla sua scorta, Napolitano ha ribadito che è un "imperativo" innanzitutto nei confronti dei familiari delle vittime, e il pensiero è rivolto innanzitutto alla moglie di Borsellino, Agnese, "giungere alla definizione dell'autentica verità": perchè "la contraffazione della verità è stata un umiliazione per tutti noi che rappresentiamo lo Stato democratico!", dunque "si deve lavorare senza sosta e senza remore per la rivelazione e sanzione di errori ed infamie che hanno inquinato la ricostruzione della strage di via D'Amelio". Ma per giungere alla verità sulla trattativa Stato-mafia "è importante scongiurare sovrapposizioni nelle indagini, difetti di collaborazione tra le autorità ad esse preposte, pubblicità improprie e generatrici di confusione", ha aggiunto il presidente, quasi a richiamare il clamore mediatico e lo scontro istituzionale scoppiato con la Procura di Palermo sull'uso delle intercettazioni delle sue telefonate con Nicola Mancino, nelle quali l'ex vicepresidente del Csm, indagato poi per falsa testimonianza, chiedeva al capo dello Stato un maggiore coordinamento delle Procure sull'indagine. Secondo Napolitano "tanto più si riuscirà a vincere questa dura e irrinunciabile battaglia di giustizia, quanto più si procederà sulla base di analisi obbiettive e di criteri di assoluto rigore". Il capo dello Stato ha quindi rivendicato la serietà e l'imparzialità della sua condotta rispetto alle indagini: "Su ciò deve vegliare tra gli altri il presidente della Repubblica, cui spetta presiedere il Consiglio superiore della magistratura: e deve farlo, come in questi anni ha sempre fatto, con linearità, imparzialità, severità", ha assicurato. A testimoniare questa correttezza nel perseguire la lotta alla mafia c'è una vita intera di impegno politico, cominciata durante l'antifascismo, ha rivendicato Napolitano: "La lotta contro la mafia, senza cedimenti a rassegnazioni o a filosofie di vile convivenza con essa, è divenuta parte integrante della nostra scelta civile sin da quando ci giunsero gli echi dell'eccidio di Portella delle Ginestre". Un impegno rinnovato il 23 maggio scorso in una visita proprio in quei luoghi "pensando con commozione a Paolo Borsellino, a tutti coloro che sono come lui caduti in nome della legge, e sentendomi al fianco di quanti ne continuano l'opera". Ma gli attacchi di parte della stampa (in primis Il Fatto quotidiano) e di Antonio Di Pietro non si sono fermati neanche oggi. Il leader dell'Idv, a Palermo per il ventennale di Borsellino, ha ribadito che "il conflitto d'attribuzione è un atto dirompente e inopportuno", perchè adesso la priorità è cercare la verità sulla Trattativa: "Ci sono momenti nella vita in cui bisogna fare scelte di campo e in questo momento noi siamo dalla parte della Procura di Palermo". In difesa del capo dello Stato, Gianfranco Fini: "Il più convinto sostenitore di queste indagini perché arrivino a buon esito è proprio il presidente Napolitano", ha detto il presidente della Camera ad un attivista del movimento delle 'Agende rosse' che in via D'Amelio ha criticato l'atteggiamento del Colle verso i magistrati palermitani.

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