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pubblicato il 22/apr/2013 20:02

Napolitano: avvertimento ai partiti, ''Governate il Paese o trarro' conseguenze''

 

(ASCA) - Roma, 22 apr - Un Giorgio Napolitano chiaro e netto, senza sconti per alcuna formazione politica quello che pronuncia il (secondo) discorso di insediamento da nuovo Presidente della Repubblica: o si fa il governo, andando ben oltre gli atteggiamenti sterili e minimalisti che hanno sin qui caratterizzato le forze politiche e si ipotizza un esecutivo di larghe intese, oppure, dovesse perdurare la ''sordita''' dei partiti, non esitera' a rimettere il mandato appena ricevuto e lasciare il Colle. Le parole del Capo dello Stato (rotte in vari passaggi da una forte commozione) non lasciano spazio a dubbi e richiamano le forze politiche tutte ad un sussulto di responsabilita', unica strada - sostiene a piu' riprese - per dare un governo al Paese. Senso di responsabilita' che per primo lo stesso Napolitano ha messo in campo, nell'accettare ''questa prova'' per aiutare le forze politiche ad uscire da ''una lunga serie di omissioni, di guasti, di chiusure e di irresponsabilita'''. Per il Presidente, su tutto resta ''imperdonabile'' la ''mancata riforma della legge elettorale''. Senza dimenticare i mancati interventi in direzione della riduzione dei costi della politica, della ''trasparenza e della moralita' della vita pubblica''. Ora, ammonisce duro il Presidente, ''se mi trovero' di nuovo dinanzi a sordita' come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esitero' a trarne le conseguenze dinanzi al Paese''. Insomma uno 'schiaffo' ai partiti, nessuno escluso, che non possono non fare a meno di considerare quelli che sono stati i risultati elettorali, ''piacciano oppure no'', e dai quali emerge, sottolinea Napolitano, come non ci sia partito o coalizione che abbia avuto voti a sufficienza per governare. Risultati quindi, rimarca il Presidente, che ''indicano tassativamente la necessita' di intese tra forze diverse per far nascere e vivere un governo'', non trascurando ''intese piu' ampie, cioe' anche tra maggioranza e opposizione''. Napolitano chiede che si ponga fine a quella ''sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse''. Un atteggiamento ''segno di una regressione, di un diffondersi dell'idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica''. Tutto questo sta purtroppo accadendo, non ha dubbi Napolitano con evidente riferimento anche agli atteggiamenti pro e contro Silvio Berlusconi, anche perche' ''e' il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilita' tra schieramenti politici concorrenti''. E' insomma per Napolitano ''il tempo della maturita' per la ricerca di soluzioni di governo condivise'' e non per sollecitare uno scioglimento del Parlamento. Certo, non dovesse arrivare questa maturita' ''si dovrebbe prendere atto dell'ingovernabilita'''. Ma, dice a chiare lettere Napolitano, ''non e' per prendere atto di questo che ho accolto l'invito a prestare di nuovo giuramento come Presidente della Repubblica''. Il Capo dello Stato assicura che ha accolto l'invito perche' l'Italia ''si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno. E faro' a tal fine cio' che mi compete: non andando oltre i limiti del mio ruolo costituzionale, fungendo tutt'al piu' da fattore di coagulazione''. Tutte le forze politiche ''si prendano con realismo le loro responsabilita': era questa la posta implicita dell'appello rivoltomi due giorni or sono''. In ogni caso, dice Napolitano riferendosi ai nomi di premier che circolano e a come il governo dovrebbe nascere, si deve ''senza indugio procedere alla formazione dell'esecutivo. Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente non tocca dare mandati'' che ''siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella'' voluta dalla Costituzione, e cioe' che un governo deve avere la maggioranza delle due Camere. Napolitano quando parla di forze politiche fa un chiaro riferimento al M5S. Dice di ''apprezzare l'impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale'', che ha ''mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l'influenza che gli spetta''. Per il Capo dello Stato ''quella e' la strada di una feconda, anche se aspra dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento''. Lavorare in Parlamento, aggiunge, ''sui problemi scottanti del Paese non e' possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell'opposizione''. Tra l'atro, continua Napolitano, ''non puo' reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben piu' di un secolo e ovunque i partiti''. Il Presidente della Repubblica 'boccia' anche il ricorso, spasmodico, che il movimento di Beppe Grillo fa del web. Certo, la Rete ''fornisce preziosi accessi alla politica, inedite possibilita' individuali di espressione'' ma ''non c'e' partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficacie alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite dei partiti''. Il Capo dello Stato infine sollecita tutti a ''parlare il linguaggio della verita''' sugli obiettivi da raggiungere rinviando ai documenti dei due gruppi di lavoro - i cosiddetti 'saggi' - dei quali ''non si puo' negare la serieta' e la concretezza''. fdv/vlm

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