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pubblicato il 15/ott/2011 05:10

Napolitano attende governo a prova legge stabilità e su sviluppo

Clima "formale" con premier al Colle, stallo su Bankitalia

Napolitano attende governo a prova legge stabilità e su sviluppo

Roma, 15 ott. (askanews) - Ora che il governo ha incassato l'ennesima fiducia, ora che la soluzione all'incidente di martedì scorso sul rendiconto generale dello Stato è stata individuata, il "contesto generale" resta preoccupante. Per via della crisi economica che continua a non dar tregua, per via dello stato di salute della maggioranza che anche ieri ha retto, ma che è attesa a prove delicate e importanti nelle prossime settimane. Giorgio Napolitano non ha mancato di farlo notare a Silvio Berlusconi nei 30 minuti di colloquio al Colle, ieri, dopo il voto dell'aula di Montecitorio. Prossime prove per il governo sono la legge di stabilità, licenziata sempre ieri dal Consiglio dei ministri con tanto di tensioni in seno al governo, e i provvedimenti in materia di sviluppo. Misure tanto più urgenti nel contesto della crisi economica globale. Un colloquio in un clima formale, servito a Napolitano anche per prendere atto del fatto che esistono persistenti difficoltà nella nomina del nuovo governatore di Bankitalia, passo che spetta solo formalmente al presidente della Repubblica, in quanto è il presidente del Consiglio che deve formulare una proposta da porre al vaglio del Consiglio dei ministri. Dopo il voto di fiducia e prima di salire al Colle, Berlusconi ha incontrato a Palazzo Chigi Lorenzo Bini Smaghi, attuale rappresentante dell'Italia nel board della Bce, possibile 'terzo uomo' per la successione a Mario Draghi al fine di risolvere la diatriba tra Fabrizio Saccomanni (sostenuto dal Cavaliere e dallo stesso presidente designato della Bce) e Vittorio Grilli (nome sul quale punta il ministro Tremonti con il conforto della Lega). Sull'indicazione di un nome, quando mancano poche settimane all'insediamento di Draghi alla Bce (da novembre), il Colle nota "persistenti difficoltà". Il premier non riesce a portare nomi al Quirinale. Ancora no. Ed è una. L'altro fattore che rende il quadro traballante sono i provvedimenti, più volte auspicati da Napolitano, per favorire la crescita e lo sviluppo del paese. Non sfugge che il Consiglio dei ministri abbia partorito una legge di stabilità in una cornice di scontro tra Prestigiacomo e Romani e il titolare del Tesoro Tremonti per i suoi tagli ai ministeri. Tensioni interne al governo che il Quirinale vorrebbe che non si traducessero nella richiesta di un ennesimo voto di fiducia da parte del Parlamento. Il capo dello Stato ha avuto modo di invitare il governo a "non eccedere" con i voti di fiducia che comprimono le "prerogative" delle Camere.

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