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pubblicato il 13/ago/2013 21:16

Napolitano: apertura e rigore sul caso Berlusconi

Napolitano: apertura e rigore sul caso Berlusconi

 

(ASCA) - Roma, 13 ago - ''Tocchera' a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l'ulteriore svolgimento - nei modi che risulteranno legittimamente possibili - della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovra' essere la considerazione della prospettiva di cui l'Italia ha bisogno''. Cosi' il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affronta, in una nota, il problema dell'immediato futuro politico del leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, dopo la sentenza della Cassazione che ne ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione (di cui 3 scontati per indulto). La dichiarazione di Napolitano era molto attesa, soprattutto per cepire se si aprivano ipotesi di un intervento diretto del Quirinale per risolvere la questione. Dal presidente e' arrivato un richiamo al rispetto di norme e istituzioni: ''Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non puo' che prendersi atto. Cio' - ha sottolineato - vale dunque nel caso oggi al centro dell'attenzione pubblica come in ogni altro''.''A proposito della sentenza passata in giudicato - ha proseguito il presidente - va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto''. Napolitano ha mostrato pero' anche consapevolezza della necessita' di ''affrontare problemi di fondo dello Stato e della societa', compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all'ordine del giorno'' e riconoscimento delle perplessita' del centrodestra e della leadership di Silvio Berlusconi: ''In questo momento - spiega Napolitano - e' legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui e' giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni gia' prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed e' comprensibile che emergano - soprattutto nell'area del PdL - turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalita' che ha guidato il governo (fatto peraltro gia' accaduto in un non lontano passato) e che e' per di piu' rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza. Ma nell'esercizio della liberta' di opinione e del diritto di critica - ha proseguito il presidente -, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalita' che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Ne' e' accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche''. Napolitano ha poi precisato di non aver ricevuto alcuna domanda di grazia: ''In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi e' stata indirizzata cui dovessi dare risposta''. Infine, il presidente ha lanciato un appello alla stabilita': ''Fatale sarebbe una crisi del governo faticosamente formatosi da poco piu' di 100 giorni; il ricadere del paese nell'instabilita' e nell'incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilita' di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro - ha osservato - in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso''. ''Ho percio' apprezzato vivamente la riaffermazione - da parte di tutte le forze di maggioranza - del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di la' di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili. Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere'' com-ceg/lus

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