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pubblicato il 10/giu/2013 08:30

Napolitano: ''Basta pestare acqua nel mortaio, riforme e poi ognuno per se'''

Napolitano: ''Basta pestare acqua nel mortaio, riforme e poi ognuno per se'''

(ASCA) - Roma, 10 giu - Ancora le riforme. La priorita', dal punto di vista politico, non puo' essere altra, a partire dalla legge elettorale. E' questo l'impegno del Parlamento, del governo perche' si scacci ''l'incubo'' dell'incapacita' di darsi nuove regole e non si continui a ''pestare l'acqua nel mortaio''. Una volta fatto cio' - avendo permesso all'esecutivo eccezionale che in questo momento siede a Palazzo Chigi di vivere per una ''esigenza minima di stabilita''' - ognuno potra' ''riprendere la sua strada''. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano torna a parlare di riforme in una videointervista a La Repubblica ribadendo le sue posizioni e soprattutto i suoi timori per come le forze politiche stanno affrontando le criticita' di questo difficile momento. Un intervento, quello del Capo dello Stato, registrato qualche giorno fa ma assolutamente attuale, se si considera l'ennesimo attacco alle istituzioni e alla politica in generale da parte di Beppe Grillo e quella che sembra essere la sempre piu' decisa marcia di Matteo Renzi verso la segreteria del Pd (e la poltrona di Palazzo Chigi). Con sullo sfondo l'ulteriore preoccupante calo di votanti (che pare andare ben oltre quello che fisiologicamente e' previsto per questo tipo di consultazioni) ai ballottaggi in corso per le elezioni amministrative. Il Capo dello Stato nell'intervista spiega innanzitutto il motivo della sua rielezione. Al momento dei primi passaggi a vuoto per l'elezione del successore era chiaro, per Napolitano, ''il senso dell'impotenza parlamentare ed istituzionale''. Allora ''ho detto di si' per senso delle istituzioni, perche' ho ritenuto si dovesse salvaguardare la continuita' istituzionale''. Insomma, prosegue nel suo ragionamento, ''sono stato quasi costretto ad accettare la candidatura a una rielezione o a una nuova elezione come Presidente della Repubblica, essendo profondamente convinto di dover lasciare. Ma le ragioni per cui non potevo non accettarla sono note''. Su tutte la necessita' di ''salvaguardare la continuita' istituzionale e la stabilita'', che pero', chiarisce, ''sono valori che non significano conservare l'esistente''. Napolitano ribadisce di essere un ''tenace assertore della necessita' che su alcuni terreni fondamentali gli opposti schieramenti politici riescano a esprimere un impegno comune. E questo deve essere innanzitutto il terreno delle regole e delle riforme istituzionali''. In questo momento, aggiunge infatti Napolitano, ''io sono per le riforme. Io sono per le riforme che devono essere nella maggior misura possibile concordate'', e' il suo auspicio. Fermo restando, rileva, che poi ''un'alleanza politica e' sempre un'alleanza a termine, in modo particolare quando e' un'alleanza eccezionale come lo e' quella attuale''. Ma adesso il problema e' di ''far vivere questo governo per un'esigenza minima di stabilita' istituzionale e direi quasi di sopravvivenza istituzionale e del Paese e poi ognuno riprendera' la sua strada''. Napolitano si dice comunque ''francamente sono un po' sbalordito'', a circa 40 giorni dall'investitura del governo, del fatto che ''vedo serpeggiare la preoccupazione che questa alleanza possa durare troppo, anzi, per l'eternita''. Per il Presidente della Repubblica in ogni caso ''bisogna trovare il consenso piu' largo'' sulla legge elettorale senza ''sventolare ciascuno la sua bandiera'. Anziche' gridare sui giornali ognuno la sua verita', il suo modello, bisogna creare le condizioni, anche con una certa discrezione, per un'intesa per una nuova legge elettorale''. Se ognuno adesso sventola la sua bandiera, e' il timore di Napolitano, ''io non sono intenzionato a rivivere l'incubo di quei mesi durante i quali nella commissione Affari costituzionali del Senato si e' pestata l'acqua nel mortaio e non si e' stati capaci di partorire nessuna riforma elettorale avendo tutti i partiti giurato che bisognava farla''. Insomma, ''sulle riforme che bisogna fare bisogna trovare il consenso piu' largo. A cominciare da quella elettorale''. Il Capo dello Stato, riandando con la memoria a quanto accaduto nelle scorse settimane, ricorda che ''abbiamo vissuto un momento terribile in cui ci si domandava se l'Italia avrebbe avuto un governo, nelle condizioni in cui e' il Paese. E abbiamo assistito a qualcosa cui non avevamo assistito nel passato''. Per Napolitano ''non si e' mai avuto il senso dell'impotenza parlamentare e istituzionale come in quei giorni in cui si sono tumultuosamente succedute le votazioni'' per il Colle. ''Io - sono ancora parole del Capo dello Stato - ho partecipato a tante elezioni di presidenti della Repubblica da deputato e ce ne sono state di molto combattute'' ma ''non si e' mai avuto quel senso dell'impotenza parlamentare e istituzionale''. In parallelo con l'intervento di Napolitano, di carattere generale e sopra le parti, ieri c'e' stato quello di Matteo Renzi, destinato evidentemente agli iscritti, agli elettori del Pd. Innanzitutto il sindaco di Firenze chiede al segretario Guglielmo Epifani di ''fissare la data del congresso del Pd: questa volta non mi faccio fregare''. ''Il 7 novembre 2013 - continua - dobbiamo avere la data di un nuovo congresso. Epifani puo' decidere se fare primarie aperte il 27 ottobre o il 3 novembre. Poi noi decideremo se ci saremo. Questa volta - ribadisce - non mi faccio fregare: prima si facciano le regole e poi decideremo se partecipare''. Renzi insomma non intende ripetere quel che e' accaduto nella campagna per le primarie a candidato premier del centrosinistra, quando tra lui e Bersani ci fu scontro sulle regole cambiate, a detta del sindaco, in corsa. Renzi, rivendicando di poter ''andare a pranzo con Briatore o di partecipare alla trasmissione Amici'', senza per questo essere considerato uno che ''non e' di sinistra'', chiede che si esca ''dal personalismo o meglio dalla personalizzazione, dal Letta contro Renzi. L'ambizione vera e' quella di provare a cambiare l'Italia. Il tema piu' grande e' l'ambizione del paese''. Quindi, assicura, ''se Letta cambia l'Italia io sto con lui. Io - continua il sindaco - sono amico personale di Letta e lo stimo molto. Lo ritengo di qualita' e competenza e sono solidale con lui. Enrico e' proprio bravo. Poi, poveretto - aggiunge con una punta di malizia - deve governare con Brunetta e Schifani, Io non sarei bravo come lui... non credo ne sarei capace''. Renzi dice di essere rimasto ''molto convinto'' dal discorso fatto da Letta a Firenze sui temi europei. ''Mi ha fatto piacere di aver sentito parole che ricordano molto le primarie: Stati Uniti d'Europa e critica al finanziamento pubblico''. Poi pero', spostando l'attenzione sui temi interni con chiaro riferimento alle iniziative del governo in tema di riforme (la commissione dei 35, la commissione dei 40) Renzi paventa ''fortissimo il rischio della commissionite''. Renzi ne ha anche per la Cgil. Per il primo cittadino di Firenze, che fa riferimento ad uno studio del sindacato su quando il Paese potra' tornare ai livelli occupazionali ante crisi, ''dire che l'Italia ripartira' nel 2076 e' terrorismo psicologico''. Renzi non ha dubbi, ''c'e' una parte del sindacato che deve essere cambiata. Per difendere l'uguaglianza ci vuole un Paese libero e aperto''. Parla poi di una sinistra ''che vuole vincere e non partecipare'' e, rivolgendosi direttamente ad Epifani, sostiene che ''non e' cosi' che ti garantisci, non e' cosi' che si fa, non vai a chiedere a Berlusconi garantiscimi due anni''. A proposito dell'ex premier, Renzi afferma che se fosse senatore non voterebbe per l'ineleggibilita' di Silvio Berlusconi. ''No - spiega - perche' dovevamo farlo subito, 19 anni fa. Non e' che dopo 19 anni che ti batte ti inventi il giochino per tenerlo fuori dal Parlamento. Noi vinceremo quando vinceremo le elezioni, non quando teniamo fuori gli altri''. Detto questo Renzi si dice contrario alla nomina del Cavaliere a senatore a vita. Sempre prendendo spunto da Berlusconi il sindaco coglie l'occasione per attaccare Antonio Ingoia. ''Ingroia che va in Guatemala, poi torna in Italia, si candida e prende lo zero virgola, poi va ad Aosta e si mette in ferie - rileva - e' un autentico spot a favore di Berlusconi e delle sue battaglie contro la magistratura''. Non potevano mancare, sempre ieri, le parole di Beppe Grillo. Affermazioni criticate da molti anche perche', laddove ha ricordato i motivi per votare M5S, e' sembrata esserci la rottura del silenzio elettorale a voto per le amministrative in svolgimento. Non una novita' questa comunque, piu' di una volta Silvio Berlusconi in passato aveva rilasciato dichiarazioni durante il periodo di ''silenzio'. Il Movimento 5 Stelle - assicura Grillo dopo aver definito nei giorni scorsi le Camere una ''tomba maleodorante'' da ''seppellire o rifondare'', una ''scatola di tonno vuota'' - vuole ''da sempre la centralita' del Parlamento. Il resto sono balle''. Una retromarcia relativa che non esclude un duro attacco alla presidente della Camera, Laura Boldrini, che aveva criticato le parole dell'ex comico genovese. Forse ''non e' in grado di capirle'', dice Grillo aggiungendo un perentorio ''studi la Costituzione, cara Boldrini''. E poi ''e' una nominata per grazia di Vendola''. Il leader di Sel replica dicendo che ''Grillo sa solo insultare e offendere, senza rispetto ne' per le persone ne' per le istituzioni''. Il presidente del Senato, Pietro Grasso lo accusa di ''incoerenza'', ricordando che molti parlamentari M5S ''hanno votato alcuni provvedimenti''. Sul suo blog ieri Grillo reinterpreta la canzone ''Qualcuno era comunista' di Giorgio Gaber per ricordare le ragioni per le quali una parte degli italiani ha votato M5S. Un post, che da molti viene visto come una rottura del silenzio elettorale, che si rivolge evidentemente sia a quei parlamentari grillini oggi dubbiosi sia a quell'elettorato che sembra allontanarsi sempre piu' dal M5S. Comunque, rileva il ministro degli Esteri, la radicale Emma Bonino, ''il problema non e' solo la protesta ma come si sta nelle istituzioni''. Pur partendo da alcuni temi simili, sottolinea, ''noi radicali li abbiamo sempre declinati nel rispetto delle istituzioni''. A questo possono arrivarci anche i grillini, ma solo ''se se lo danno come obiettivo. E non so se il M5S si da' ufficialmente questo obiettivo'', chiosa il ministro. fdv/mau

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