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pubblicato il 08/ago/2014 11:30

Mucchetti (Pd): non partecipo al voto sulle riforme

Per motivi di merito e di metodo, no a Costituzione 'a' la carte' (ASCA) - Roma, 8 ago 2014 - "Non partecipo al voto perche' non intendo condividere, almeno in questa prima lettura, una riforma costituzionale che ritengo sbagliata per quattro ragioni principali. La prima ragione e' costituita dai tempi. La priorita' del governo avrebbe dovuto essere l'economia. La notizia di questi giorni non e' il Senato che approva questa legge ma l'Italia in recessione". Lo scrive oggi sul suo blog Massimo Mucchetti, parlando del percorso delle riforme costituzionali che si conclude oggi in prima lettura a palazzo Madama.

Aggiunge il senatore del Pd: "La seconda ragione deriva dal contenuto della riforma. Le modifiche del titolo V costituiscono un passo avanti. Ne voglio dare atto. La riforma delle istituzioni politiche, invece, non mi convince. Il bicameralismo perfetto e' certo superato dalla storia, ma l'emergenza vera e' data dall'incapacita' del governo di governare, e cioe' di dare seguito esecutivo alle decisioni. Non e' un problema del governo Renzi in particolare. Le centinaia di provvedimenti ancora privi dei decreti e dei regolamenti d'attuazione hanno piu' di un padre. Ma questo e' il problema reale ove si consideri che le leggi che fanno la navetta tra le due camere e' assai modesto. Ma anche volendo superare il bicameralismo perfetto, e io lo voglio, non vedo un senso positivo e utile nel disegnare un Senato di serie B che avra' competenze confuse e che, gia' al suo atto di nascita, da' al Paese un messaggio triste conservando l'immunita' parlamentare, sia pure nella versione ridotta che c'e', a consiglieri regionali e sindaci che avranno la ventura di avere un secondo lavoro a palazzo Madama".

"La terza ragione e' politica - ha detto ancora il senatore dem -. La discussione in aula e' stata di bassa qualita', nel suo complesso. Le responsabilita' vanno divise tra le opposizioni che hanno scelto la via dell'ostruzionismo e la maggioranza ufficiale che non ha mostrato alcuna seria apertura al dialogo. In Commissione il dibattito e' stato condizionato dalla scelta di espellere coloro i quali, nella maggioranza, non erano in linea, espulsione avvenuta su indicazione del capo del governo. Parlo di maggioranza ufficiale perche' alla prova del voto segreto l'aula ha manifestato un dissenso sostanziale verso le scelte del governo".

"La quarta ragione e' istituzionale. Ho dato prova ripetuta e concreta del rispetto che nutro per la presidenza del Senato. Ma in questa sede non posso non rilevare che il combinato disposto del contingentamento dei tempi, dell'adozione arbitraria del canguro e dell'uso, anch'esso arbitrario, del criterio della prevalenza nell'attribuire il voto segreto agli emendamenti ha pesantemente condizionato l'esito dei nostri lavori. Abbiamo cosi' favorito la marcia della maggioranza. Il fatto che questa maggioranza sia la mia non mi consola, anzi mi preoccupa ancora di piu'. La Costituzione non puo' diventare una legge a' la carte. I padri costituenti l'avevano voluta rigida per dare continuita'. Abbiamo rotto il tabu', presi dalla foga di vincere la partita di un giorno e di rispettare infine una data, quella di oggi. E' stato un errore. Che reputo cosi' grave da non consentirmi di partecipare al voto su questo disegno di legge", ha concluso Mucchetti.

Pol/Gal

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