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pubblicato il 05/giu/2014 10:41

Mose: Cantone, vicenda inquietante, sembra piu' grave di Expo 2015

Mose: Cantone, vicenda inquietante, sembra piu' grave di Expo 2015

(ASCA) - Roma, 5 giu 2014 - ''Quello che sta emergendo in questa vicenda, che ovviamente deve essere vagliata dalla magistratura, e' un sistema molto inquietante, ancora piu' di quello gia' grave venuto alla luce per Expo''. Esprime cosi' il suo sconcerto e la sua preoccupazione per il caso-Mose Raffaele Cantone, presidente dell'Autorita' nazionale anticorruzione, ai microfoni di ''Prima di tutto'', su Radio 1. ''Nel caso del Mose sembrerebbe coinvolto il sistema imprenditoriale, il sistema politico ma anche il sistema dei controlli: ufficiali della guardia di finanza, un magistrato contabile: il quadro che emerge e' di una corruzione davvero penetrante, che viene in qualche modo favorita dalla quantita' enorme di denaro che gira quando si tratta di Grandi Opere'', aggiunge Cantone, secondo il quale: ''Ogni volta che accadono fenomeni corruttivi di questo tipo, giocoforza si parla di cambiare le regole. Pero', e' innegabile che il sistema degli appalti vada ripensato. Tutti i Grandi eventi degli ultimi anni sono stati fatti con deroghe. Siamo al paradosso che le regole funzionano sugli appalti di medio-piccola grandezza, mentre in quelli di dimensioni piu' ampie, dove dovrebbe essere maggiore l'attenzione perche' ci sono in ballo interessi maggiori, li' le regole non funzionano, non vengono applicate. Pero' parliamoci chiaro, non possiamo certo pensare che con il solo cambiamento delle regole si possa evitare il ripetersi di situazioni cosi' incancrenite in cui sono coinvolti controllati, controllori, ceto politico. Il sistema e' veramente complicato, le regole sono uno degli aspetti su cui lavorare ma e' evidente che si tratta anche di fare scelte chiare sul piano della discontinuita' politica e culturale''. ''Revocare un appalto laddove si individuino reati - sottolinea Cantone - rischia di compromettere tutto il lavoro svolto per quella particolare manifestazione, ma e' anche non facilissimo dal punto di vista tecnico-giuridico. Pero', da privato cittadino e da studioso del diritto mi pare giusto affermare una cosa: nessuno deve poter ottenere vantaggio dalla propria attivita' delittuosa. Se uno ha vinto una gara di appalto attraverso un'attivita' corruttiva, diventa paradossale che continui a giovarsene, nonostante appunto lo abbia ottenuto nel modo fraudolento che sappiamo. E' un tema delicato, ma voglio dire che la legge anticorruzione del 2012 prevede che possano essere inserite nei contratti clausole tipo patti di integrita', che consentono la revoca del contratto laddove si ravvisino fatti di corruzione. Il problema nella fattispecie e' che molti appalti sono precedenti all'introduzione della norma, e che molti soggetti appaltanti, purtroppo, non si stanno adeguando. Quindi torniamo al discorso di prima: e' un problema solo di norme? Io faccio fatica a crederlo, francamente''. com/vlm

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