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pubblicato il 19/apr/2012 22:00

Monti vede Napolitano: Due ore su Def, Ue e riforme politica

Premier: Importante comunicare bene. Fastidio per uscita Casini

Monti vede Napolitano: Due ore su Def, Ue e riforme politica

Roma, 19 apr. (askanews) - La situazione economica pesante e che incide drammaticamente sulle persone; la necessità di far passare i messaggi giusti per l'opinione pubblica, tra consapevolezza delle difficoltà ma anche speranza per il futuro; le prospettive dell'azione del governo per far sì che l'Europa si impegni maggiormente per la crescita; l'importanza che la politica faccia la sua parte, riformando se stessa ed evitando le fibrillazioni degli ultimi giorni. Nelle quasi due ore al Quirinale, Mario Monti ha passato in rassegna con il capo dello Stato tutti i temi di questi giorni, partendo dal Def approvato ieri dal Consiglio dei ministri e che ora dovrà avere l'ok entro il 30 aprile dal Parlamento, per arrivare alle riforme istituzionali. Numeri duri da digerire, quelli del Documento economico e finanziario, e che necessitano da un lato di una sponda europea per la crescita, dall'altro di una comunicazione attenta. Perchè se il governo rivendica l'operazione verità, e Monti anche ieri ha fatto presente che la Grecia è sempre vicina, l'altra preoccupazione - spiega una fonte di governo - è quella di provare a infondere un po' di fiducia nel sistema delle imprese e nei cittadini, far capire che i sacrifici - anche se non subito - daranno risultati. Insomma, va dosata la "consapevolezza" della drammaticità della situazione, con la "speranza" di un futuro più roseo, per usare le parole scelte ieri dallo stesso Monti. Un "difficile equilibrio", riconoscono dall'esecutivo, ma necessario per uscire dalla spirale rigore-recessione. E a questo proposito, da palazzo Chigi sottolineano l'importanza dell'ok al Def arrivato della Commissione Europea, che ha anche definito "raggiungibili" gli obiettivi di bilancio dell'Italia: il segno, viene fatto notare, che la strada intrapresa è quella giusta. Magari evitando errori come quello dell'emendamento sull'esenzione dal ticket sanitario per i disoccupati, che pure se subito corretto di certo non ha aiutato. Uno sforzo, quello di dosare atti, parole e dichiarazioni, che Monti chiede anche ai partiti. Con il capo dello Stato, viene riferito, ci si è soffermati anche sulla partita delle riforme istituzionali, dopo che ieri il premier era stato molto netto nel chiedere ai partiti passi decisi per la riforma della politica: dalla legge elettorale, alla riduzione dei parlamentari, fino ad un nuovo sistema di finanziamento ai partiti che risponda agli scandali emersi in questi mesi. Riforme urgenti, anche per rassicurare i mercati - ha spiegato Monti - sulle prospettive del Paese dopo l'esperienza dei tecnici. Ma Monti osserva anche i movimenti di questi giorni, la possibile nascita di un nuovo gruppo al Senato per l'iniziativa di Beppe Pisanu, l'uscita di Pier Ferdinando Casini sul nuovo partito della Nazione di cui farebbero parte anche alcuni tecnici del suo governo. La preoccupazione, spiega una fonte di governo, è unicamente quella dell'operatività dell'esecutivo: nessun timore per la tenuta del governo, ma attenta vigilanza sulle sue possibilità di azione. Per questo a palazzo Chigi insistono nel sottolineare l'utilità delle riunioni con i capigruppo, decise nell'ultimo vertice con 'ABC', che vedranno il governo discutere "con tutti i gruppi parlamentari che lo sostengono", anche quelli minori e anche quelli appena nati. Un metodo che potrebbe essere subito messo alla prova proprio con il Def, con i partiti divisi, anche al loro interno, tra 'europeisti' e critici. I primi puntano a chiedere un impegno maggiore per una politica comune europea che passi anche per gli eurobond, i secondi che vorrebbero mettere sotto accusa i vincoli troppo stringenti che frenano la crescita. Alla fine il compromesso nella risoluzione che approverà il Def - suggeriscono fonti parlamentari 'montiane' - sarà valorizzare in Europa i sacrifici fatti dall'Italia, chiedendo al governo di integrare il Def con misure per la crescita. C'è poi l'uscita di Casini, quel Partito della Nazione che potrebbe vedere tra le sue file anche attuali ministri. Parole accolte con sorpresa nel governo, e anche con fastidio. "Così di sicuro non ci aiuta, forse era meglio se evitava...", dice una fonte di governo che ha avuto modo di parlare col premier. E che riferisce anche dell'apprezzamento di Monti per il fatto che nessun ministro abbia dato seguito alle parole del leader Udc.

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