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pubblicato il 11/set/2012 21:06

Monti sprona sindacati su crescita, ma Cgil: non dipende da noi

Vertice su produttività, premier chiede risultati entro ottobre

Monti sprona sindacati su crescita, ma Cgil: non dipende da noi

Roma, 11 set. (askanews) - Lavorare insieme per aumentare la produttività, vera "base della crescita", arrivando a risultati concreti già entro un mese. Mario Monti sprona i sindacati a trovare l'accordo con le imprese sulla competitività aziendale, ma se trova la disponibilità della Cisl, la Cgil si mostra più fredda: "La crescita non dipende solo da quello che possono fare le parti sociali", avverte Susanna Camusso. Con sullo sfondo la possibilità di uno sciopero generale. Tuttavia, anche Corrado Passera - che per il governo gestirà la partita - mette sul tavolo i suoi argomenti: se si riesce ad arrivare ad un aumento della produttività, allora ci sono i margini per incrementare anche le buste paga. Già questa mattina il premier aveva chiesto "uno sforzo congiunto delle parti sociali, che deve prevalere sui particolarismi: ci aspettiamo ed esigiamo che imprese e sindacati riescano a fare qualcosa di più". Concetto rafforzato da parole due contro chi guarda troppo al proprio particolare interesse: "Casta, in un certo senso, siamo tutti noi, cittadini italiani, che ci siamo abituati a fare prevalenza a particolari più che al generale e poi ci lamentiamo che il generale funziona male". Parole che già qualcuno aveva interpretato come una critica alle posizioni della Cgil, così come il richiamo all'accordo del giugno 2011: "Ci chiediamo se sia stato fatto ogni sforzo per mettere in opera l'accordo del 28 giugno 2011". Poche ore dopo, dal comitato direttivo di Corso d'Italia arriva la richiesta di un "deciso cambiamento" nella politica del governo: in caso contrario sarà proclamato lo sciopero generale. Argomento che - riferiscono i partecipanti - non è stato toccato al tavolo di palazzo Chigi, ma che viene confermato da Camusso anche dopo l'incontro. Per parte sua, Monti riconosce che il momento è "carico di tensioni e preoccupazioni", ammette che la politica del governo ha "aggravato" la recessione, ma "solo in questo modo si può avere qualche speranza di avere risanato in modo durevole la situazione". Ora chiede alle parti sociali "non moderazione salariale", ma "modernizzazione delle relazioni industriali". E in tempi brevi, per arrivare a risultati concreti entro un mese, ovvero prima dell'Eurogruppo e del consiglio Ue di ottobre. Del resto, il premier aveva già sottolineato come il tema produttività è tra i punti delle Raccomandazioni specifiche della Ue per l'Italia, ed è l'unico sul quale non si sono ancora registrati passi avanti significativi. Ma abbattere lo "spread di produttività" è per il premier "più importante" che ridurre lo spread sui tassi di interesse. Ora la partita, per il governo, sarà gestita dal ministro per lo Sviluppo, e Passera ha già messo sul tavolo le sue carte: "Ci sono margini per mettere più soldi in tasca alla gente, ma senza aumenti di produttività, aumenti salariali saranno impossibili". Parole che vanno incontro alle richieste della Cisl, pronta a ragionare sul tema a condizione di veder poi crescere le buste paga. Non convinta invece la Cgil: "C'è stato un ragionamento generico che sentiamo da molto tempo. Da parte del Governo non c'è assolutamente nessun impegno, ma vedremo quali saranno le risposte", ha spiegato camusso al termine dell'incontro. Lasciando in campo l'opzione dello sciopero generale.

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