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pubblicato il 29/nov/2012 21:58

##Monti si dimette e tiene alta suspense: Ancora non ho deciso

Professore aspetterà reazioni nel Pd e nel Paese: C'è tempo

Roma, 21 dic. (askanews) - Le certezze granitiche si incrinano, i sorrisi scompaiono dai volti. Le voci di un passo indietro di Mario Monti ribaltano l'umore dei centristi e dei ministri che ormai si erano convinti di poter contare su un front runner d'eccezione per l'imminente campagna elettorale. Perchè il dubbio di un ripensamento del Professore si è ormai insinuato negli animi dell'area moderata, proprio nel giorno in cui il premier è salito al Colle per rimettere il mandato nelle mani di Giorgio Napolitano. Ma da palazzo Chigi la linea non cambia: "Nessun ripensamento, perchè non aveva mai preso alcuna decisione". Così come "non l'ha ancora presa ora". Quello che è deciso è invece una strategia che si dipanerà lungo le prossime settimane, tenendo ancora 'appeso' attorno al suo ruolo il dibattito politico futuro e aspettando che la sua discesa in campo sia sempre più invocata. E allora si torna alla road map disegnata nei giorni scorsi: domenica mattina la conferenza stampa di fine anno, appuntamento istituzionale di un Presidente del Consiglio anche se ormai in carica solo per gli affari correnti, in cui Monti traccerà il bilancio dei 13 mesi "difficili ma affascinanti" trascorsi al governo, e in cui spiegherà cosa avrebbe fatto con più tempo a disposizione e con un Parlamento dove si fossero incrociati meno veti. Ovvero l'Agenda Monti, il programma di un futuro governo da consgnare alle forze politiche in campo, perchè come ribadito oggi, "l'azione riformatrice deve continuare". Poi si aspetteranno le reazioni dell'arco politico: l'appoggio pieno e incondizionato - e scontato - dei centristi; quello dei pidiellini 'montiani'; e soprattutto l'atteggiamento del Pd. Ma anche quello che i suoi collaboratori definiscono "un dibattito nel Paese" sui temi che verranno posti nell'Agenda Monti, "tra le organizzazioni della società civile ma anche tra la gente". Nulla a che vedere con i sondaggi, giurano dal suo staff. Ma più che di indecisione, sembra trattarsi di una strategia raffinata. Prima di tutto, confermano i suoi collaboratori, "lui è fatto così, vuole essere 'chiamato'". Ma ancora di più, vuole essere lui a dettare le condizioni, "dire cosa è necessario fare". E sotto quel manifesto programmatico, raccogliere le disponibilità. Ecco perchè l'Agenda, con ogni probabilità, sarà indigeribile per Berlusconi e fonte di molti imbarazzi nel Pd. Perchè sembra essere proprio il Partito Democratico lo snodo attorno al quale Monti prenderà la sua decisione, annunciandola comunque in una sede diversa e più lontana nel tempo della conferenza stampa di domenica. Addirittura, è quanto si fa immaginare, a ridosso del termine per la presentazione delle liste. Perchè l'ipotesi di una lista Monti non è affatto tramontata, è ancora in piedi "come tutte le altre". Ma appunto, il Professore scioglierà la riserva più in là nel tempo, a questo punto - forse - addirittura nel 2013, e da posizioni di forza ancora più nette. Prima vorrà verificare gli effetti della sua Agenda, in particolare - confermano anche dal suo staff - all'interno del Pd e nel rapporto tra i Democratici di Pierluigi Bersani e Sel di Nichi Vendola. Con un'altra freccia nel suo arco: nell'area centrista e di governo, da tempo si racconta della missione negli Usa di Enrico Letta per provare a rassicurare gli investitori internazionali che dovranno cointinuare a comprare il debito italiano anche dopo le elezioni. E si racconta che "non è andata affatto bene". E che dunque l'unica garanzia per i mercati sarebbe un assetto politico italiano che veda Monti ancora protagonista: "Altrimenti - è la battuta - Bersani e il suo alleato Vendola dovranno fare i conti con uno spread che si impenna, con aste dei titoli deserte, e di conseguenza con una politica di 'lacrime e sangue'".

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