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pubblicato il 29/nov/2012 21:58

Monti/ Montezemolo: Non mi candido e non sarò ministro

A Repubblica: Noi corriamo per vincere

Roma, 31 dic. (askanews) - "Non chiedo nulla per me in cambio del mio impegno e dunque non mi candiderò. Lascerò spazio alle tante persone di qualità che si sono impegnate e hanno lavorato per l'associazione in questi anni. E' giusto che siano soprattutto loro i protagonisti della Terza Repubblica. Ora che questo lavoro diventa una componente fondamentale della Lista della società civile che sosterrà la mia candidatura del presidente Monti, sono felice di mettermi a disposizione con un'ulteriore carica di energia per la campagna elettorale". E' quanto ribadisce in una intervista a La Repubblica Luca Cordero di Montezemolo, fondatore del movimento Italia Futura. Montezemolo esclude di entrare a far parte di un nuovo esecutivo come ministo. "Sono convinto che Monti sarò il prossimo presidente del Consiglio, perché la vocazione maggioritaria che ha rivendicato è sostenuta da un progetto forte e persuasivo". Quanto a Italia Futura "si appresta a trasformarsi in qualcosa di molto più ampio e diverso, di cui non sarò io il leader". E su una eventuale alleanza con il Pd, dopo le elezioni, Montezemolo dice: "nella mia professione sono abituato a correre per vincere, e così credo il presidente Monti. Non lo diciamo con presunzione o pensando che gli avversari politici siano deboli. Comunque saranno gli elettori a decidere che posizione della classifica assegnarci. Per quanto riguarda il Pd, ha un'idea molto diversa dalla nostra su quello che serve al paese. Spesa pubblica e conservatorismo nelle riforme sociali - prosegue il presidente della Ferrari - sono inconciliabili con un programma che mette al centro la crescita, la concorrenza, le liberalizzazioni, il merito e la mobilità sociale e che si fonda sull'assoluta necessità che lo Stato faccia un passo indietro lasciando spazio all'iniziativa privata per creare sviluppo e occupazione. Aggiungo che una parte della sinistra e del sindacato punta a dividere lavoratori e imprese in un momento in cui i nostri destini sono davvero legati".

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