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pubblicato il 13/mar/2013 12:00

##Monti boccia Pd-M5S: A Senato possibile convergenza su nome Pdl

'Servono larghe intese, partita presidenze deve favorirle'

##Monti boccia Pd-M5S: A Senato possibile convergenza su nome Pdl

Roma, 13 mar. (askanews) - Il tentativo di Pierluigi Bersani di governare col MoVimento 5 Stelle non ha senso, l'unica strada da perseguire è quella di un'intesa tra il Pd e il Pdl, e per favorire questa ipotesi i montiani potrebbero addirittura 'forzare' la mano al Senato e convergere su un nome del Pdl. Ovviamente con il "profilo" adeguato a gestire una fase così complicata. E' la strategia definita oggi nella prima riunione degli eletti di Scelta Civica, Udc e Fli. E in qualche modo affacciata anche nell'incontro con gli emissari del Pd che proprio sulle presidenze stanno cercando un'intesa tra i vari gruppi. Ma se per ora l'idea portata avanti dal Pd è quella di offrire ai grillini la presidenza della Camera, per tenersi quella del Senato, dai montiani è arrivata una risposta gelida. "Noi siamo determinati a sostenere esclusivamente candidature che portino ad una chiara e solida maggioranza riformista per il governo del Paese", dice Andrea Olivero al termine della riunione con lòa delegazione democratica. Ancora più escplicitamente: "Non siamo disponibili a sostenere candidature di parte che non prefigurino una maggioranza riformista su scelte strategiche. In questo momento drammatico è importante che la scelta dei presidenti sia fatta con spirito di responsabilità volto a trovare una maggioranza per il governo del Paese". E anche sulla qualità del governo, i paletti fissati dai montiani, sempre per bocca di Olivero, sono nettissimi: gli 8 punti programmatici indicati da Pierluigi Bersani "anche se dice che sono rivolti a tutti sembrano indirizzati più che altro verso il MoVimento 5 Stelle. Per noi mancano dei punti, e soprattutto pensiamo che non sia chiaro l'impianto europeo e riformista". Una dichiarazione che ricalca le valutazioni che lo stesso Monti avrebbe espresso nella riunione, sottolineando il fatto che Beppe Grillo non si sia neanche preoccupato di rispondere all'invito di discutere apalazzo Chigi le linee del Consiglio Europeo, e soprattutto le dichiarazioni di oggi al quotidiano tedesco Handesblatt su un'Italia "di fatto fuori dall'euro". Posizioni che appunto rendono senza senso, per i montiani, ipotizzare un governo coi grillini. Ma non solo: per dirla con le parole che avrebbe usato Pier Ferdinando Casini nella riunione, sarebbe una follia dare la Camera ai grillini. Sarebbe come dargli un piedistallo istituzionale per fare campagna elettorale. Da qui allora la contromossa, ipotizzata sempre dal leader centrista che spinge perchè i centristi non stiano semplicemente 'alla finestra' ma giochino un ruolo attivo: forzare la mano al Senato, convergere su un nome di alto profilo espresso dal Pdl, e determinare così un quadro che agevolerebbe le larghe intese. Con un presidente pidiellino al Senato e un Pd alla Camera, è il ragionamento, i due principali partiti sarebbero costretti a parlarsi, a 'riconoscersi reciprocamente', e un governo avrebbe molte più chance di nascere.

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