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pubblicato il 08/ago/2012 05:10

Monti apre caso 'spread ai tempi del Cav'. L'ira Pdl,poi le scuse

Governo battuto in Aula su odg. Ieri vertice dal Berlusconi

Monti apre caso 'spread ai tempi del Cav'. L'ira Pdl,poi le scuse

Roma, 8 ago. (askanews) - Una intervista rilasciata a luglio dal presidente del Consiglio Mario Monti al Wall Street Journal in cui sosteneva che se fosse ancora in carica il precedente governo "lo spread sarebbe a 1200" ha fatto perdere le staffe al Pdl che, tra l'altro, era impegnato ieri nel voto sulla spending review. Le defezioni si sono moltiplicate. La fiducia è passata ma nelle file del Popolo della libertà si registrano 14 voti contrari che si sommano ai 17 astenuti e alle 54 assenze. Va ancora peggio sul voto finale: 70 assenti, 19 astenuti e 15 no. Ma soprattutto il Pdl approfitta del voto su un ordine del giorno sul Fondo unico per la giustizia su cui l'esecutivo ha dato parere negativo, per mandare un messaggio al presidente del Consiglio: Governo battuto. Poco dopo al Senato altre frecciate: il Pdl fa mancare per quattro volte il numero legale su una ratifica. Il resto dello scontro con il Prof si consuma via dichiarazioni. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, tuona contro quella che definisce una "provocazione inutile e stupida" e il suo collega del Senato, Maurizio Gasparri parla di un Monti "pessimo" e "difficile da sopportare". Ci prova palazzo Chigi a tamponare l'emmoragia facendo filtrare che da parte del premier non c'era "alcuna intenzione polemica", che il ragionamento era soltanto frutto di una "proiezione degli effetti della speculazione". Roba di numeri, insomma, mica una critica politica. Ma non basta. Anche perché, viene riferito, è stato lo stesso Silvio Berlusconi (che pure con Monti si sente più di quanto trapeli) a provare irritazione per quella frase. D'altra parte ilCavaliere negli ultimi tempi ha più volte ribadito (e fatto ribadire) il liet motiv che lo spread non era colpa sua. E così alla fine alza la voce anche il segretario del Pdl Angelino Alfano che chede esplicitamente a Mario Monti di spiegare quelle sue parole "insensate e inaccettabili". Coincidenza vuole (o magari no) che pochi minuti dopo da palazzo Chigi arrivi la presa di posizione che tenta di fermare definitivamente la burrasca. Primo: Monti fa sapere di aver telefonato a Silvio Berlusconi. Secondo: il premier si dice "dispiaciuto". Terzo: Spiega che le sue non erano "considerazioni politiche" e che anzi, alla fine della fiera, si è trattato di una "astratta e banale estrapolazione" di un concetto espresso all'interno di una "ampia" intervista. Insomma, alla fine Monti schiera a sua difesa uno di quei concetti tanto cari al Cavaliere, del tipo 'sono stato frainteso', 'colpa dei media'. Difficile che il suo predecessore non si sia mostrato sensibile. Non che questo si traduca necessariamente in un 'nulla è successo', ma - viene spiegato - nella mente dell'ex premier, al di là dell'orgoglio ferito, l'opzione di far cadere Monti ora non viene proprio presa in considerazione. D'altra parte resta in agenda l'incontro che oggi Alfano avrà con il presidente del Consiglio alle 17. Un incontro che arriva dopo il vertice, ieri sera, con Berlusconi a palazzo Grazioli con lo stato maggiore del partito. Un incontro già programmato, per fare il punto prima delle vacanze estive

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