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pubblicato il 21/lug/2011 13:10

Missioni/ Voto slitta a martedì, resta aperto caso Castelli

Retromarcia del Governo s cooperazione. Voto bipartisan a rischio

Missioni/ Voto slitta a martedì, resta aperto caso Castelli

Roma, 21 lug. (askanews) - Non ha pagato la scelta del governo di modificare il testo del decreto sul rifinanziamento delle missioni all'estero, licenziato ieri sera dalle commissioni Esteri e Difesa con voto bipartisan e che verrà votato dal Senato solo martedì. Nonostante il lavoro sul provvedimento, l'obiettivo di riavvicinare il vice ministro Roberto Castelli non è stato raggiunto ed anzi come conseguenza ha avuto quella di allontanare le opposizioni da quel voto bipartisan auspicato dall'esecutivo. A scatenare la polemica nell'aula del Senato è stata la decisione del Governo di voler modificare il passaggio del decreto approvato in commissione che aveva ripristinato la copertura assicurativa e previdenziale per i volontari italiani all'estero, esclusa dal ministero dell'Economia. E sulla cui esistenza si era raggiunta l'intesa fra maggioranza e minoranza. Sulla 'retromarcia notturna' Pd e opposizioni hanno chiesto immediati chiarimenti a Governo e maggiornza. Chiarimenti che non sono però arrivati in aula poichè il governo ha deciso di chiedere la sospensione dei lavori dell'aula per un chiarimento più in formale con i gruppi. Alla ripresa dei lavori è stato il presidente di turno Vannino Chiti, visto il clima teso che regnava in aula, a proporre lo slittamento del voto per cercare in questi giorni la massima convergenza possibile. Proposta che prima ha trovato il fermo no delle opposizioni che, alla richiesta del presidente Chiti di presentare alternative al rinvio del voto, hanno però taciuto. Al governo restano dunque alcuni giorni per cercare di ricucire lo strappo con il viceministro Castelli, anche se questa operazione non appare semplice. Anche stamane, infatti, il senatore leghista ha ribadito la sua intenzione a non votare il provvedimento, accennando anche a possibili dimissioni qualora questa sua linea personale: "se il presidente del Consiglio e il segretario del mio partito ritenessero che questa mia posizione sia incompatibile con la carica di governo - ha spiegato - mi dichiaro disponibile a dimettermi immediatamente". E le dimissioni di Castelli sono state richieste in coro dai gruoppi di opposizioni.

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