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pubblicato il 05/feb/2016 20:17

Minoranza Pd attacca su tessere: faremo il congresso su questo

Renziani in trincea: linea partito limpida e senza deragliamenti, sulla natura del nostro Pd parlano le riforme

Minoranza Pd attacca su tessere: faremo il congresso su questo

Roma, 5 feb. (askanews) - Il casus belli sono le tessere del Pd in Sicilia, le iscrizioni in massa di truppe 'cuffariane' rivendicate dallo stesso ex governatore, ma di fatto è il pre-partita del congresso democratico e la minoranza del partito lo dice chiaramente. L'attacco oggi è arrivato dal più alto in grado della sinistra Pd, l'ex segretario Pier Luigi Bersani, ma già da giorni erano cominciate le polemiche e tutto lascia pensare che il tema sarà quello che caratterizzerà le prossime assise, previste per l'autunno 2017 salvo accelerazioni.

L'ex segretario, sul Corriere della sera, arriva a evocare per la prima volta una scissione: "Noi dobbiamo mettere un alt e stoppare con forza quella roba lì, perchè se nel Pd entra gente che non c'entra nulla con la nostra storia, il Pd diventa un'altra cosa. E allora io non so più se ci voglio stare". Una bomba, da parte di chi ha sempre detto "il Pd è casa mia, se arriva un estraneo lo caccio".

La strategia, però, non sembra cambiata, almeno a sentire molti degli esponenti più vicini a Bersani. La decisione di trasformare il congresso in una sorta di referendum sul Partito della nazione e su Denis Verdini, di fatto, la minoranza Pd l'ha maturata già prima della scorsa estate e adesso la campagna entra nel vivo, grazie agli annunci di Totò Cuffaro che creano effettivamente imbarazzo anche nello stato maggiore renziano. Lo stesso vice-segretario Lorenzo Guerini, mentre chiede di evitare "polemiche inutili", aggiunge che il partito sarà "inflessibile" sulle tessere e che "se ci sono situazioni che non vanno bene interveniamo, come sempre abbiamo fatto, e al momento dalla Sicilia non si hanno notizie di fenomeni anomali. Se dovessero arrivare, si interverrà con rigore e intransigenza".

Ma, appunto, al di là del tesseramento siciliano, è la natura del Pd che viene messa in discussione, come spiega Davide Zoggia: "Alcuni 'avvicinamenti' ci preoccupano: la scelta di Verdini di votare le riforme ci può anche stare, ma si estende, se vale anche per le politiche economiche e sociali, allora c'è qualcosa che non funziona. E questa cosa di Cuffaro è altrettanto pericolosa... E' evidente che il Pd può diventare 'attrattivo', ma un conto è esserlo in termini elettorali, altra cosa è attirare pezzi di dirigenza del centrodestra che magari cerca solo una collocazione politica". E Nico Stumpo aggiunge: "E' un fatto di gravità inaudita".

Di fatto, è l'apertura del congresso: "L'orizzonte che abbiamo di fronte è il congresso - dice Zoggia - di fatto è il tema del Partito della nazione. Il Pd è davvero quel soggetto riformista dalle salde radici che vuole cambiare il paese o è un contenitore indistinto dove entra tutto?".

Questo non significa andarsene, però. Il punto, spiega Bersani ai suoi, è che è il Pd che rischia di non esserci più. "Io - continua - penso che la nostra battaglia dobbiamo farla qua, penso a un Pd che abbia l'ambizione di governare e fuori dal Pd i margini sono molto stretti". E Stumpo spiega: "Il congresso è tra un anno, ma tra un anno c'è il congresso, e chi ha più filo da tessereà Ma è chiaro che fatte le amministrative saremo di fatto nel congresso. E il congresso lo facciamo sulla cultura politica e la natura del Pd e non più sulle chiacchiere sulla rottamazione: se il Pd è ancora un partito di centrosinistra, che valori ha...". Appunto, il problema non è la minoranza che se ne va ma il Pd che di fatto diventa altro.

Una dinamica ben chiara anche a Matteo Renzi e ai suoi, che hanno anche colto i segnali contrari al partito della nazione che sono arrivati, per esempio, da Walter Veltroni, da Andrea Orlando, da una parte dello stesso mondo renziano, come per esempio Graziano Delrio o Matteo Richetti.

Guerini proprio su questo punto risponde con i risultati ottenuti dal governo e dalla maggioranza: "Il Pd è impegnato a sostegno di un Governo che sta lavorando con tenacia perché in Europa si riveda una politica dell'austerità che non ha portato certo maggior benessere per i cittadini. Stiamo allargando la sfera dei diritti delle persone, abbiamo messo in campo azioni concrete e risorse per sostenere chi si trova in povertà o in difficoltà come con la legge sul 'Dopo di noi', stiamo ottenendo risultati come mai in precedenza sulla lotta all'evasione fiscale". Insomma, il Pd è sempre il Pd, dice il vice-segretario: "Questa è l'identità del Pd e i valori in cui crede e di fronte all'operazione ambiziosa di rendere l'Italia un Paese più giusto e più forte, anche in Europa, non abbiamo bisogno di polemiche". Chissà se basterà a fugare i tanti malumori che attraversano il partito, e non solo la minoranza.

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