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pubblicato il 01/lug/2013 20:52

Mediaset: Consulta, Berlusconi non mostro' leale collaborazione (1 upd)

(ASCA) - Roma, 1 lug - Silvio Berlusconi, quando nelle vesti di presidente del Consiglio chiese il legittimo impedimento a partecipare ad una udienza del processo Mediaset, non mostro' leale collaborazione. Lo scrive la Corte Costituzionale nelle motivazioni della sentenza con la quale il 19 giugno scorso aveva respinto il ricorso presentato da Berlusconi contro il Tribunale di Milano, che non aveva appunto concesso il legittimo impedimento.

''Nel periodo in cui l'imputato era Presidente del Consiglio dei ministri'', si legge nelle motivazioni, ''l'autorita' giudiziaria ha tenuto conto del suo dovere ''di assolvere le funzioni pubbliche assegnategli'', riducendo al minimo possibile ''l'incidenza indiretta'' della funzione giurisdizionale ''sull'attivita' del titolare della carica governativa''. Per l'Alta Corte ''analoga osservanza del principio di leale collaborazione non e' stata mostrata dal Presidente del Consiglio dei ministri con riguardo all'udienza del 1* marzo 2010. In questa circostanza, l'imputato - spiegano i giudici - dopo aver egli stesso comunicato al Tribunale tale data, ha dedotto l'impedimento e, diversamente da quanto aveva fatto nelle precedenti occasioni, non si e' attivato per la definizione di un nuovo calendario; ne' egli ha fornito alcuna indicazione circa la necessita' di presiedere la riunione del Consiglio dei ministri senza ricorrere alla supplenza del vicepresidente del Consiglio o del ministro piu' anziano''. La mancanza di ''allegazioni'' circa ''la necessita' di sovrapposizione tra l'impegno dedotto e il giorno di udienza, a differenza di quanto verificatosi in precedenti occasioni, ha determinato l'impossibilita' per il giudice - scrive la Consulta - di valutare il carattere assoluto dell'impedimento ''in quanto oggettivamente indifferibile e necessariamente concomitante con l'udienza di cui e' chiesto il rinvio''. Il Tribunale, nel rispetto delle attribuzioni dell'organo esecutivo, non ha sindacato le ragioni della riunione del Consiglio dei ministri, ma si e' limitato a osservare che l'imputato avrebbe dovuto fornire ''quantomeno'' una ''allegazione'', la quale costituisce presupposto per l'applicazione delle norme processuali. Pur costituendo la riunione del Consiglio dei ministri una delle piu' rilevanti modalita' di esercizio delle attribuzioni costituzionalmente riconosciute all'organo esecutivo'', secondo i giudici ''non puo' da cio' automaticamente desumersi la necessaria concomitanza della riunione stessa con un giorno di udienza precedentemente concordato. Bisognava permettere all'autorita' giudiziaria sia di operare un bilanciamento tra i diversi interessi costituzionalmente rilevanti (tra cui quello della sollecita celebrazione del processo), fornendo allegazioni circa la ''sovrapposizione'' dei due impegni, sia di valutare il carattere assoluto dell'impedimento rappresentato dalla partecipazione dell'imputato alla riunione del Consiglio dei ministri''. In conclusione, ''fermo restando che il giudice, nel rispetto del principio della separazione dei poteri, non puo' invadere la sfera di competenza riservata al Governo, la mancanza di ''allegazioni'', da parte dell'imputato, circa la necessita' di partecipare a una riunione del Consiglio dei ministri concomitante con un giorno di udienza precedentemente concordato non ha consentito al Tribunale di considerare assoluta l'impossibilita' a comparire determinata dall'impegno dedotto quale impedimento. Ne discende - si legge nel dispositivo - che il ricorso va rigettato, perche' l'autorita' giudiziaria ha esercitato il potere ad essa spettante ai sensi della disciplina del legittimo impedimento nel rispetto del principio di leale collaborazione, senza ledere prerogative costituzionali dell'organo di governo, che restano tutelate in ordine sia all'attivita', sia all'organizzazione''. fdv

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