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pubblicato il 30/lug/2015 15:31

Mattarella traccia settennato e avverte: no uomo solo al comando

Primo Ventaglio al Quirinale. Lotta a corruzione e mafie priorità assoluta

Mattarella traccia settennato e avverte: no uomo solo al comando

Roma, 30 lug. (askanews) - Democrazia non vuol dire un uomo solo al comando ma rispetto dei propri limiti costituzionali e delle competenze di altri. In una autentica democrazia come la nostra il punto di riferimento assoluto è rappresentato dalla nostra Costituzione, "quel sistema equilibrato di controlli e influenze reciproche" sul quale si fonda il nostro sistema-Paese. Lo ha sostenuto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo primo incontro con l'Associazione stampa parlamentare per la cerimonia di consegna del ventaglio. Un'occasione, quella di oggi al Quirinale, in cui per la prima volta, dopo il discorso di insediamento sei mesi fa davanti le Camere, Mattarella ha disegnato la sua strategia, ha indicato quale sarà la cifra politica del suo settennato: il suo ruolo di arbitro, la necessità di fare le riforme, la lotta alla corruzione e alle mafie, il terrorismo, l'Ue in affanno, l'immigrazione, la crisi.

Mattarella - chiarendo quali siano i contorni della sua funzione, ricordando i limiti e il rispetto delle competenze che la Costituzione richiama ma soprattutto, è questo forse il dato più significativo del discorso di oggi, sottolineando che in Italia neanche il presidente della Repubblica può essere un uomo solo al comando - ha richiamato il mondo politico alla sobrietà, al tono di voce pacato e non urlato. Un passaggio, quello dell'uomo solo al comando, che non può fare a meno di far tornare alla memoria la stessa frase pronunciata dalla presidente della Camera Laura Boldrini in riferimento al premier Matteo Renzi. Mattarella non ha fatto evidentemente nessun riferimento al presidente del Consiglio, né avrebbe potuto farlo ma è indubbio che il suo richiamo non può non fare venire alla mente la figura dell'ex sindaco di Firenze, al quale le opposizioni soprattutto ma non solo, contestano quanto meno leggerezza nel rispetto per i ruoli e le competenze di organismi istituzionali, delle forze sociali, del sistema di regole su cui si base il nostro Paese.

Mattarella è tornato innanzitutto sulla metafora calcistica dell'arbitro, usata in occasione del suo insediamento. "Come arbitro - ha detto - registro una collaborazione dei giocatori". La partita è ancora in corso, ha aggiunto, "e queste valutazioni si fanno a partita conclusa. Posso dire però che nel complesso non ho motivo di lamentarmi del comportamento. Certo - ha rilevato Mattarella - vi sono state turbolenze, momenti di tensione, qualche episodio di intemperanza che sarebbe stato meglio evitare". Però nel complesso "credo di non potermene dolere, e quindi sono convinto di potere rinnovare con fiducia questo invito ai giocatori di aiutarmi con la loro correttezza".

Anche perché, ha rilevato Mattarella, "tutti dobbiamo essere consapevoli che accanto ai diritti vi sono doveri". Questo "delimita un elemento che vorrei sottolineare: la nostra Costituzione è presidiata da regole che vanno rispettate rigorosamente. Vanno rispettate in tutta la loro portata" perché "sono il presidio della democrazia". Tra queste regole c'è quella che prevede "il rispetto dei propri limiti e delle competenze altrui". Ogni tanto nel nostro Paese, ha sottolineato, "affiora la tendenza, peraltro piuttosto diffusa, a straripare dai propri confini, a penetrare nell'ambito di competenze altrui". E' invece "una regola sempre da rispettare quella del limite delle proprie competenze". Questo, ha rilevato Mattarella, "vale anche per il Presidente della Repubblica nei rapporti soprattutto con governo e Parlamento. Non si può pensare che il Presidente della Repubblica possa intercettare o bloccare scelte politiche che competono al Parlamento o al governo. Le leggi ad esempio: il Presidente della Repubblica - ha chiarito - non dispone di un potere di veto, può come è noto soltanto chiedere al Parlamento un riesame e soltanto quando riscontri una chiara violazione della Costituzione, un chiaro contrasto con la Costituzione". Ogni Presidente della Repubblica "ha le sue idee. Io ho le mie opinioni, ma ho il dovere di accantonarle", il parametro di comportamento "non può che essere la Costituzione e soltanto le regole che la presidiano, che essa detta per presidiare la democrazia".

Il capo dello Stato non ha dubbi, "nessuno, tantomeno il Presidente della Repubblica, che non ha poteri di scelta politica" è "un uomo solo al comando nel nostro Paese. Non è possibile in democrazia, e la nostra Costituzione disegna un sistema equilibrato, un accorto e felice sistema di equilibri e di controlli reciproci e di influenze vicendevoli tra organi e poteri dello Stato, e questo equilibrio esiste e rimarrà nella Costituzione".

Quanto alle riforme Mattarella si è augurato che "il processo in itinere vada in porto dopo decenni di tentativi non riusciti. Naturalmente non entro nel merito di scelte che appartengono soltanto al Parlamento nella sua sovranità, ma mi auguro che questo processo vada in porto. E' uno dei punti nevralgici, centrali di questa legislatura certamente".

Le riforme portano efficienza nelle istituzioni, ha continuato, e questo richiama un altro tema: quello della legalità, perché "non vi è efficienza autentica senza legalità, e questa è sorretta fortemente dall'efficienza dell'azione pubblica". Mattarella ha ribadito che la lotta alla corruzione e la lotta alle mafie "costituiscono una priorità assoluta". E' "un impegno di civiltà che va condotto dall'intera società" e il "sistema gelatinoso" evocato "si combatte così, con rigore, con precisione di interventi". Anche perché, ha detto, "dove la legalità diminuisce la società paga costi altissimi di carattere economico e sociale, e si riverbera su tutto il complesso della convivenza".

Sul fronte Ue Mattarella ha ribadito che "l'Europa è e rimane un nostro ideale", uno "storico approdo". Ma dopo la crisi greca "non possiamo nasconderci la sensazione di un affievolimento dei vincoli di solidarietà nell'Unione. La sensazione di una Europa in affanno, perché stretta tra sentimenti populisti e angusti egoismi originati da un presunto ed erroneo interesse nazionale. Occorre che l'Europa abbia coraggio e saggezza".

Anche su un altro versante, ha sollecitato il capo dello Stato, "l'Europa deve fare una verifica di sé stessa: sul dramma dei profughi l'Europa non fa ciò che dovrebbe, ciò che la sua storia, la sua civiltà richiedono. Va sottolineata con soddisfazione l'intesa raggiunta nel Consiglio europeo per una ripartizione, sia pur su base volontaria, di profughi tra i vari Paesi dell'Unione". Per la prima volta l'Ue, ha continuato Mattarella, "ha preso formalmente atto che quello dei profughi è un problema dell'Unione e non dei Paesi in cui essi arrivano".

Quello del terrorismo poi, ha proseguito Mattarella nel suo ragionamento, è "il pericolo principale che dobbiamo fronteggiare in questi anni. Dobbiamo farlo non soltanto militarmente ma soprattutto culturalmente per offrire una proposta di convivenza più persuasiva per chi è in difficoltà" Il presidente ha parlato anche della crisi economica. "Vi sono segnali di ripresa - ha detto - occorre svilupparli e incoraggiarli, occorre farne un uso il più accorto possibile. Non possiamo abbandonare un'intera generazione di giovani, non possiamo abbandonare il Meridione, non possiamo dimenticare che il lavoro per tutti è un principio della nostra Costituzione".

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