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pubblicato il 19/ago/2016 17:28

Mattarella: "noi" democrazia del futuro, giovani non alzino muri

"Avere cura dell'unità del nostro Paese, mai darla per scontato"

Mattarella: "noi" democrazia del futuro, giovani non alzino muri

Roma, 19 ago. (askanews) - La Repubblica italiana ma non solo, gli altri Stati dell'Unione europea e - più in generale - la stessa Ue hanno bisogno di rinnovato entusiasmo, di fraternità, di voglia del futuro. Deve nascere una società, sotto la spinta delle giovani generazioni, che sostituisca l'io con il noi, partendo dal fatto che l'egoismo civile non genera riscatto. Ma per confrontarsi, mettersi in gioco è necessario - a partire della vicenda dei migranti - "non alzare muri verso l'esterno o crere barriere divisorie al nostro interno". Il presidente della Repubblica ha colto l'occasione del suo intervento oggi al Meeting Cl di Rimini per intervenire su alcuni temi di attualità e disegnare quella che dovrebbe essere la nostra comunità, forte anche delle esperienze del passato.

"Voi giovani", ha esordito Mattarella dal palco della Fiera riminese, "siete una risorsa preziosa per la nostra società", per fare diventare "più forte la Repubblica italiana, che ha bisogno di rinnovato entusiasmo, di fraternità, di voglia di futuro".

Mattarella ha sostenuto che "viviamo l'epoca dell'io", in cui però questo io "non è autosufficiente. L'io ha bisogno del tu come dell'aria per respirare. L'io contiene l'esigenza di diventare un "noi" proprio per raggiungere quei traguardi che è stato capace di immaginare. Perché il noi è la comunità. Il noi è anche la storia. Il noi è la democrazia". E, ha aggiunto, "ci conduce meglio al domani. Insieme si consente alla società di pensarsi migliore domani". Anche perché "l'egoismo non genera riscatto civile. Può dare a qualcuno l'illusione di farcela da solo, mentre altri soccombono".

Mattarella ha ricordato che "in un tempo di cambiamenti epocali come il nostro è necessario prestare attenzione e dar spazio alla visione dei giovani. Senza farci vincere dalle paure. Dalle paure antiche e da quelle inedite. Attenti a non cadere nell'errore di ritenere nuove false soluzioni già vissute e fallite nel breve Novecento. Non ci difenderemo alzando muri verso l'esterno, o creando barriere divisorie al nostro interno".

Il capo dello Stato ha sostenuto che l'unità del Paese "è il grande tema politico. Unità del nostro Paese. Unità dell'Europa. Unità del genere umano intorno ai diritti fondamentali della persona". L'unità, ha spiegato Mattarella, "non è una conquista acquisita una volta per tutte. Passa oggi dalla crescita del Sud. Dalle concrete opportunità di lavoro per i giovani. Dal contrasto alle povertà e alle diseguaglianze. Dall'occupazione femminile...". Per Mattarella "dobbiamo tutti averne cura. Nessuno può seriamente pensare di farcela da solo. Allargare le divisioni ci rende più deboli".

La Repubblica, ha proseguito Mattarella facendo un indiretto riferimeno alla prossima consultazione popolare sulle riforme costituzionali, "è nata da un referendum, e dunque da un confronto democratico. La divisione degli orientamenti, però, è stata tradotta in una straordinaria forza unitaria. Merito dei nostri padri e delle nostre madri. Merito delle forze politiche e delle classi dirigenti democratiche".

"La nostra storia - ha ricordato - è illuminata da occasioni di unità, da numerosi passaggi di condivisione e di comune responsabilità, che hanno consentito al Paese di compiere salti in avanti, o di evitare drammatiche cadute all'indietro". Un Paese che non sa trovare occasioni di unità, ha chiosato, "diventa più debole".

Oggi l'unità, la coesione del nostro Paese "è una grande questione connessa all'unità, alla coesione dell'Europa" ed è, per Mattarella, "una pericolosa illusione rifugiarsi nella dimensione nazionale, sperando così, velleitariamente, di difendersi dal mondo globalizzato. Lo stato dell'Unione Europea non ci soddisfa appieno, è vero. E' un'Europa incerta, impaurita, lenta, che ha ridotto la sua capacità di politica lungimirante e coraggiosa". La missione di "un'Italia consapevole del proprio ruolo è esattamente quella di contribuire al rilancio dell'Unione".

L'Europa, ha chiarito il presidente, "è la dimensione necessaria per affrontare, con umanità ed efficacia, la politica dell'immigrazione e l'accoglienza dei profughi che fuggono dalle violenze e dalle guerre". La portata inedita delle migrazioni "suscita apprensione" ma "non dobbiamo farci vincere dall'ansia e dobbiamo impedire che la paura snaturi le nostre conquiste, la nostra civiltà, i nostri valori". Il tema delle migrazioni, oggi, "rende evidente come ci si realizzi davvero insieme agli altri e non da soli". Per Mattarella "nessuno può augurarsi che si verifichino spostamenti migratori sempre più imponenti ma così rischia di avvenire se ci si illude di risolvere il problema con un "vietato l'ingresso" e non governando il fenomeno con serietà e senso di responsabilità".

Con la nostra civiltà, e senza rinunciare ad essa, ne è certo Mattarella, "sconfiggeremo anche i terroristi. Che seminano morte per tentare di cambiare i nostri cuori e le nostre menti. E' questa una sfida per gli Stati democratici. Ma anche per le religioni. Il dialogo tra le fedi - ha detto - è oggi una necessità storica, è una condizione per conquistare la pace. Il dialogo tra le fedi è un atto di umiltà, che può riconciliarci con la storia dell'uomo. E' questo un tema di grande valore spirituale, che ha fortissime implicazioni politiche e sociali. Dialogo tra credenti di religioni diverse, dialogo sul destino dell'uomo tra credenti e non credenti: ecco un terreno sul quale la cultura europea può dare, ancora una volta, un apporto straordinario".

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