venerdì 02 dicembre | 20:58
pubblicato il 16/feb/2015 20:26

Mattarella apre il Quirinale. E domani primi incontri, Fi e Sel

Attenzione per crisi libica in attesa posizione ufficiale governo

Mattarella apre il Quirinale. E domani primi incontri, Fi e Sel

Roma, 16 feb. (askanews) - Sergio Mattarella compie il suo primo atto da presidente della Repubblica annunciando l'apertura del Palazzo del Quirinale, non più solo una volta alla settimana ma tutti i giorni. Il capo dello Stato, che ha già cominciato a segnare il suo stile alla guida della più alta istituzione del paese con la scelta di viaggiare sui voli di linea per le sue visite private, oggi compie un altro gesto significativo: per la prima volta da quando è sede della presidenza della Repubblica il Quirinale diventerà un palazzo aperto, come la Casa Bianca o il palazzo dei reali di Spagna.

Non un museo però, perchè Mattarella non intende abbandondare il palazzo che resterà sede istituzionale ma trasformarla, davvero, nella casa degli italiani aprendola interamente o quasi ai cittadini. Il capo dello Stato, che oggi ha inaugurato la mostra degli arazzi, ha sottolineato che il palazzo del Quirinale è "un luogo simbolo della cultura e della storia degli italiani. È un palazzo che ha accompagnato la storia d'Italia e che continua giorno dopo giorno ad accompagnarla come sede della Presidenza della Repubblica", e proprio "per sottolineare il legame tra il palazzo, la storia del Paese e i cittadini" il presidente ha deciso di aprirlo alle visite tutti i giorni. E non solo, il capo dello Stato vuole "aprire il percorso delle visite ad altre parti del palazzo prima non visibili e di utilizzare nuovi spazi per le attività espositive permanenti o temporanee, chiedendo agli uffici di ritirarsi da alcuni ambienti".

Sul fronte politico invece domani Mattarella incontrerà per la prima volta le delegazioni di alcuni gruppi parlamentari che hanno chiesto un colloquio per la vicenda della seduta-fiume sulle riforme costituzionali alla Camera. I primi a salire al Colle saranno gli esponenti di Forza Italia, ma senza il loro leader Silvio Berlusconi, trattandosi di vicenda esclusivamente parlamentare. Renato Brunetta ha invocato l'intervento dell'arbitro Mattarella nelle ore più calde della discussione alla Camera. Quindi sarà la volta di Sel, che al presidente intende esprimere il proprio "disagio, e la sofferenza che proviamo nel vedere il Parlamento umiliato e degradata la funzione legislativa", ha spiegato Nichi Vendola. Più in là, probabilmente in settimana, saliranno anche i rappresentanti del Movimento 5 stelle e forse anche il Pd. Dal Quirinale spiegano però che si tratta di "udienze" e non di "consultazioni" e quindi il Presidente ascolterà più che parlare, a dimostrazione di quanto disse nel discorso per il giuramento davanti al Parlamento: "All'arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L'arbitro deve essere - e sarà - imparziale". Poi in materia di riforme disse che non sarebbe entrato "nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, nella sua sovranità".

Sul fronte internazionale, invece, nessuna convocazione del Consiglio supremo di Difesa prima che il governo abbia esposto al Parlamento la sua posizione sulla crisi libica. E' questa la linea del Colle al termine di una giornata in cui le dichiarazioni di diversi esponenti dell'esecutivo si erano sbilanciate in direzioni opposte.

Dall'entourage di Mattarella si spiega che il presidente della Repubblica segue con attenzione la vicenda come sta avvenendo in tutte le cancellerie europee e per ora aspetta di conoscere la posizione ufficiale del governo. Soltanto mercoledì il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni farà la sua informativa a Montecitorio e solo dopo potrebbe entrare in gioco il Quirinale, magari con un incontro con il premier Matteo Renzi. L'Italia comunque dovrà tener conto di tutte le iniziative internazionali: la Francia ha chiesto oggi la convocazione del consiglio di sicurezza dell'Onu e del resto va ricordato che tutti gli altri interventi sono sempre stati sotto egida Onu. Ed è questo che le parole del premier, apprezzate al Colle, hanno chiarito frenando l'interventismo dei suoi ministri.

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