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pubblicato il 24/apr/2015 08:13

Mattarella: 25 aprile fu vero e proprio moto di popolo

Resistenza mostrò al mondo volontà riscatto italiani

Mattarella: 25 aprile fu vero e proprio moto di popolo

Zagabria, 24 apr. (askanews) - Il 25 aprile "fu lo sbocco di un vero e proprio moto di popolo: la qualifica di "resistenti" va estesa non solo ai partigiani, ma ai militari che rifiutarono di arruolarsi nelle brigate nere e a tutte le donne e gli uomini che, per le ragioni più diverse, rischiarono la vita per nascondere un ebreo, per aiutare un militare alleato o sostenere chi combatteva in montagna o nelle città". Lo ha sostenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando dell'anniversario della Liberazione in una intervista a "Repubblica".

La Resistenza italiana, sono state ancora le parole del Capo dello Stato "mostrò al mondo la volontà di riscatto degli italiani, dopo anni di dittatura e di guerra di conquista. Non si può dimenticare il contributo che molte operazioni dei partigiani diedero all'accelerazione dell'avanzata alleata. Basti citare l'esempio di Genova, dove il comando tedesco trattò la resa direttamente con i partigiani. Il presidente Ciampi - ha ricordato Mattarella - ha il merito di aver riportato all'attenzione dell'opinione pubblica il ruolo fondamentale che le forze armate italiane ebbero nella Liberazione. Cosa sarebbe successo - si è domandato retoricamente - se questi militari italiani avessero deciso in massa di arruolarsi nell'esercito della Repubblica Sociale? Quanto sarebbe stata più faticosa per gli Alleati l'avanzata sul territorio italiano e con quante perdite? La Resistenza, la cobelligeranza, pesarono sul tavolo delle trattative di pace".

Mattarella è poi tornato al giorno della sua elezione a Presidente della Repubblica e alla visita alle Fosse Ardeatine. "Mi è parso naturale, e doveroso - ha detto - ricordare sia a me stesso, nel momento in cui venivo eletto presidente della Repubblica, sia ai nostri concittadini quanto dolore, quanto impegno difficile e sofferto hanno permesso di ritrovare libertà e democrazia. L'abitudine a queste, talvolta - ha sottolineato - rischia di inaridire il modo di guardare alle istituzioni democratiche, pur con tutti i difetti che se ne possono evidenziare, rifiutando di impegnarvisi o anche soltanto di seguirne seriamente la vita. Questo - ha continuato - mi fa ricordare la lettera di un giovanissimo condannato a morte della Resistenza che, la sera prima di essere ucciso, scriveva ai genitori che il dramma di quei giorni avveniva perché la loro generazione non aveva più voluto saperne della politica. Inoltre, oggi, assistiamo al riemergere dell'odio razziale e del fanatismo religioso: i morti delle Ardeatine è come se ci ammonissero continuamente, ricordandoci che mai si può abbassare la guardia sulla difesa strenua dei diritti dell'uomo, del sistema democratico".

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