martedì 28 febbraio | 04:58
pubblicato il 02/ott/2011 05:10

Maroni apre al referendum elettorale: Segnale forte,va ascoltato

Schifani:Si muova Parlamento. Ma Calderoli,Fini,Pdl:Prima riforme

Maroni apre al referendum elettorale: Segnale forte,va ascoltato

Roma, 2 ott. (askanews) - All'indomani della presentazione di oltre un milione di firme alla Corte di Cassazione per il referendum elettorale, a favore della consultazione che abrogherebbe il famigerato 'Porcellum' si alza la voce del leghista Roberto Maroni. Il ministro dell'Interno si dice "impressionato dal numero di firme raccolte in così poco tempo". E aggiunge: "E' un segnale forte che va ascoltato e penso che si debba procedere al referendum". La presidente dell'Assemblea nazionale del Pd, Rosy Bindi apprezza: "Maroni fa bene a prendere sul serio il referendum". Ma avverte: "Il Ministro deve essere capace di controllare i suoi amici della maggioranza, perché non siano tentati di sciogliere le Camere". E quindi propone: "Se Maroni vuole davvero raccogliere la sfida può contribuire alla formazione di un governo di responsabilità nazionale. Solo così in Parlamento si potrà fare una nuova legge elettorale largamente condivisa". Nonostante l'entusiasmo per la raccolta record di firme contro il Porcellum, infatti, il dibattito, anche tra chi più si è speso per il referendum, sembra concentrato più sulla possibilità di una intesa in Parlamento sulla materia. Ieri lo aveva auspicato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, oggi lo dice il presidente del Senato, Renato Schifani, che è "compito del Parlamento" individuare un sistema che risolva il problema della "disaffezione dell'elettore nei confronti della politica". Ma la strada sembra davvero impervia. Gli schieramenti e i partiti al loro interno appaiono profondamente divisi. Nella Lega il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, autore della legge che il referendum intende cancellare, frena sostenendo che il sistema di voto va cambiato nell'ambito di una generale riforma della Costituzione. Quella cioè approvata dal governo che verrà trasmessa al Senato la prossima settimana. E il timing del Ministro è ottimista: entro giugno 2012 l'approvazione definitiva e nei tre mesi di intervallo obbligatori tra la prima e la seconda lettura il via libera a una nuova legge elettorale "necessaria non tanto per evitare il referendum quanto per adeguare il sistema elettorale ai principi della nuova forma di Stato e di Governo conseguenti alla riforma costituzionale". Che si debba prima procedere a una riforma delle istituzioni lo pensa anche Fini ("La legge elettorale è importante, ma non si può fare se prima non si fa una riforma complessiva delle istituzioni"). E anche Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello condividono l'agenda dettata da Calderoli sbarrando però la strada alla introduzione delle preferenze ("Non è l'unico strumento per riavvicinare eletto ed elettore", sottolinea il capogruppo Pdl alla Camera). I no al sistema tanto caro all'Udc di Pier Ferdinando Casini nel Pdl si moltiplicano: Altero Matteoli, Giuseppe Calderisi, Daniele Capezzone. Timida anche l'apertura del segretario del partito Angelino Alfano che subito mette in chiaro: "Siamo pronti a votare con ogni sistema ma una cosa non consentiremo, che con la scusa delle preferenze danno il voto per eleggere il parlamentare e tolgono quello per il presidente del Consiglio: questa è una truffa". Solo Ignazio La Russa dice chiaro e tondo che, volendo, la reintroduzione delle preferenze "si può fare in 48 ore". Contro una riforma in Parlamento, però, parla oggi Carlo Vizzini che al Senato presiede la commissione Affari Costituzionali da dove dovrebbe iniziare il cammino di una modifica del sistema elettorale visto che lì, da tempo, giacciono numerose proposte tra cui anche quella di iniziativa popolare nota come ddl Grillo, dal nome del comico genovese che l'ha animata (proprio la scorsa settimana è stato bocciato il tentativo di discuterlo). Per Vizzini, "dopo lo straordinario successo delle oltre un milione e duecentomila firme credo che sarebbe grave scippare gli italiani del referendum con interventi preventivi. Il referendum va celebrato. Sarebbe poco corretto pensare a scorciatoie o escamotage per impedire che il popolo si esprima".

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