martedì 24 gennaio | 02:00
pubblicato il 25/ott/2015 14:29

Marino sfida: ritirare dimissioni? Ci penso. Ma Pd: fase chiusa

Gelidi i vertici del partito: "Stiamo lavorando al dopo"

Marino sfida: ritirare dimissioni? Ci penso. Ma Pd: fase chiusa

Roma, 25 ott. (askanews) - Ignazio Marino rilancia la sfida al Pd, il sindaco si presenta in piazza del Campidoglio alla manifestazione indetta dai suoi sostenitori e dice chiaramente che potrebbe ritirare le dimissioni. Un'eventualità che al Pd, per ora, non commentano ufficialmente anche se l'irritazione trapela, insieme a un messaggio chiaro: "E' una fase chiusa - dice uno dei principali esponenti del partito - per noi non cambia nulla, stiamo già lavorando al dopo".

Marino, stando alle parole pronunciate questa mattina, potrebbe ritirare le proprie dimissioni e costringere Pd, ma anche Sel, ad un atto formale in consiglio comunale, per mandarlo a casa: "Voi mi chiedete di ripensarci. Ci penso e non vi deluderò. Grazie alle bandiere del Pd, il partito che ho fondato. C'è bisogno di un confronto in città, con il Pd, con Sel... Dobbiamo chiedere un confronto a tutti gli eletti".

Un passaggio che i democratici, ma anche Nichi Vendola, vorrebbero evitare, perché provocherebbe ulteriori lacerazioni in una realtà, quella romana, già profondamente scossa dalle inchieste di 'Mafia capitale' e dalla fine anticipata del mandato del sindaco. Uno scenario che renderebbe ancora più ardua la campagna elettorale della prossima primavera, che già i sondaggi descrivono come una 'mission impossible'.

L'unica cosa certa è che il Pd non farà marcia indietro e "se e quando Marino ritirerà le dimissioni si valuterà il mondo più rapido per risolvere la questione e tornare ad occuparsi di Roma", spiegano ancora dalle parti di largo del Nazareno. Tradotto, si tratterebbe di scegliere il modo più indolore per costringere il sindaco alla resa.

Le ipotesi sono tre, al momento: la sfiducia in consiglio, le dimissioni in blocco di tutti i consiglieri del Pd, la non approvazione del bilancio. La sfiducia segnerebbe una vera e propria frattura, le dimissioni dei consiglieri avrebbero tempi comunque non brevissimi - perché subentrerebbero i primi non eletti che dovrebbero a loro volta dimettersi, e via dicendo - e per questo l'ipotesi di non votare il bilancio è stata seriamente presa in considerazione negli ultimi giorni.

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