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pubblicato il 05/set/2011 05:00

Manovra/Acque agitate in governo, tra timore Borse e fronda Pdl

Governatori vs Giornale. Ferrara consiglia Cav:Pace con Tremonti

Manovra/Acque agitate in governo, tra timore Borse e fronda Pdl

Roma, 5 set. (askanews) - Nell'agenda settimanale del presidente del Consiglio c'è un avvenimento sottolineato in rosso. Domattina, ore 9, apre Piazza Affari. Lì si capirà se i mercati si rivolteranno ancora contro l'Italia o se il venerdì nero potrà considerarsi alle spalle. Anche sulla base di questo dato Silvio Berlusconi affronterà la prima settimana del settembre nero alle porte. Martedì, infatti, la manovra economica arriverà alla prova dell'Aula del Senato, mentre infuria la crisi, si moltiplicano le inchieste giudiziarie che chiamano in causa il mondo della politica e sui giornali si inseguono intercettazioni telefoniche che imbarazzano e raccontano di presunti ricatti ai danni del premier. Da Milano il presidente del Consiglio osserva preoccupato la situazione, pochi contatti con il mondo esterno e attenzione rivolta anche al malumore crescente nel Pdl e nella coalizione di governo. E' la manovra, il contestato decreto ad agitare soprattutto i governatori del Pdl. Provocando, come avvenuto oggi, una saldatura fra Roberto Formigoni, Gianni Alemanno e Renata Polverini. I tre hanno respinto quello che giudicano un messaggio ricattatorio del 'Giornale', di proprietà della famiglia Berlusconi, puntando il dito (senza fare nomi) contro la figura di un "suggeritore" pronto a guidare una campagna ostile ai danni dei governatori pidiellini malpancisti. E poi resta il gelo leghista, oggi esplicitato da Roberto Maroni, sull'ipotesi che il Cavaliere possa nuovamente correre per la poltrona di Palazzo Chigi. Berlusconi sente la pressione crescente delle parti sociali e di settori della maggioranza nei confronti della manovra, ma è consapevole della necessità di stringere i tempi in Parlamento. Troppo rischioso, anche per il pressing dell'Ue e dei mercati, perdere tempo. Oggi è toccato al ministro Paolo Romani prospettare la strada della fiducia: "Se necessaria, come sempre può essere messa. E' una decisione che verrà presa in settimana". Eppure, riferiscono alcuni dei suoi uomini più fidati, il Cavaliere non avrebbe rinunciato a sperare di poter correggere la manovra in alcuni punti del piano di lotta all'evasione, in particolare in alcuni passaggi giudicati troppo 'alla Visco' e lontani da quanto predicato negli ultimi diciassette anni (già stasera in commissione qualche aggiustamento in questa direzione è stato fatto). Sarà l'ormai abituale dialettica con Giulio Tremonti a determinare eventuali aggiustamenti. I rapporti tra il premier e il suo ministro dell'Economia sono tesi, ma c'è chi prova a gettare acqua sul fuoco. Dalle colonne del Giornale Giuliano Ferrara invita il presidente del Consiglio a evitare mosse avventate contro Tremonti, perché "non è saggio anche solo pensare di far fuori il ministro dell'Economia". Tom

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