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pubblicato il 23/mag/2013 12:46

Mafia: Firenze ricorda strage Georgofili 20 anni dopo, presente Grasso

Mafia: Firenze ricorda strage Georgofili 20 anni dopo, presente Grasso

(ASCA) - Firenze, 23 mag - Firenze ricorda domenica la strage di via de' Georgofili, a venti anni dallo scoppio della bomba che nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 provoco' la morte di 5 persone: i coniugi Fabrizio Nencioni (39 anni) e Angela Fiume (36 anni) con le loro figlie Nadia Nencioni (9 anni), Caterina Nencioni (50 giorni di vita) e lo studente Dario Capolicchio (22 anni). Altre 48 persone rimasero ferite.

Domenica e' programma la consegna delle targhe a memoria dell'evento a quanti si sono prodigati nei soccorsi, nelle indagini e nell'informazione nei momenti immediatamente successivi all'attentato.

Saranno presenti il presidente del Senato Piero Grasso e del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi inaugurera' poi una mostra di fotografie dell'agenzia Ansa dedicata all'attentato.

Sempre domenica la Galleria degli Uffizi (che subi' gravi danni nell'attentato) prolunghera' l'orario di apertura, con ingresso libero, dalle 19 alle 23.30. Il pubblico potra' partecipare anche a speciali visite gratuite (senza prenotazione) che prenderanno il via dalle 19 fino alle 23.

Domenica sera dopo la commemorazione (ore 21) in piazza della Signoria, si terra' il corteo con la deposizione della corona di fiori sul luogo dell'attentato.

Lunedi', poi, alle 9 in piazza della Signoria oltre 600 ragazzi di tutte le scuole primarie e secondarie di Firenze daranno vita a un grande girotondo intorno al complesso vasariano degli Uffizi.

Proprio in questi giorni, tra l'altro, nel capoluogo toscano si celebrano due processi per quella strage. Oggi e' iniziato l'appello nei confronti di Francesco Tagliavia, 59 anni, boss della famiglia mafiosa di Corso dei Mille, nel mandamento di Brancaccio, condannato all'ergastolo in primo grado con l'accusa di aver messo a disposizione uomini per l'attentato.

In corso anche il primo grado, con rito abbreviato, a carico di Cosimo D'Amato il pescatore siciliano accusato di aver recuperato in mare, prelevandolo da ordigni bellici inesplosi, il tritolo utilizzato nelle stragi mafiose del 1993-'94 a Roma, Firenze e Milano. Per lui i Pm hanno chiesto l'ergastolo. ''Queste indagini non devono e non possono chiudersi mai'', ha ribadito in questi giorni il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi, lanciando anche un appello: ''Se qualcuno dentro o fuori le carceri, dopo 20 anni, ha non dico la voglia ma la consapevolezza e la coscienza di poter dire qualcosa che non sappiamo, ce lo dica o anche soltanto ce lo faccia capire: ci basta''. afe/mau

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