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pubblicato il 14/nov/2014 19:55

M5S proietta a Camera "La Trattativa",sedia vuota per Napolitano

Guzzanti: il mio film sacrificato alla ragion di Stato

M5S proietta a Camera "La Trattativa",sedia vuota per Napolitano

Roma, 14 nov. (askanews) - Tre posti vuoti in prima fila per gli invitati Giorgio Napolitano, Luciano Violante e Nicola Mancino e il resto della sala (300 posti circa) piena di parlamentari del Movimento 5 Stelle e cittadini che si sono accreditati alla proiezione del film di Sabina Guzzanti 'La Trattativa' che il movimento di Beppe Grillo ha organizzato nell'Auletta dei gruppi di Montecitorio oggi pomeriggio.

"Questo film - ha detto la regista durante il dibattito che ha seguito la proiezione - è uscito nel totale silenzio. Nessuna trasmissione, ad eccezione di Servizio Pubblico, ci ha ospitato: Fazio ci ha detto di no, Ballarò ci ha detto che dovevamo parlare col capostruttura, prima ci ha detto di sì, poi no, Porta a Porta prima ci ha detto sì e poi no spiegando che doveva occuparsi di Isis e guerra. Quel pochissimo che è uscito è stato relegato nelle pagine degli spettacoli con trafiletti di critici che non capiscono nulla del tema. Peraltro proprio nei giorni in cui della trattativa si parlava sui giornali. Il fatto che Napolitano dovesse testimoniare nel processo sulla trattativa tra lo Stato e la mafia ha gettato nel terrore i media. Napolitano nel film è coinvolto pochissimo, ho fatto un film rigorosissimo, non ho ceduto alla polemica, non ho nemmeno parlato del fatto che Napolitano ha fatto distruggere le intercettazioni".

"Sono stata onestissima - ha insistito Guzzanti - ho confidato ingenuamente di fingere che ci fosse un dialogo possibile, che i direttori dei principali giornali se ne occupassero" ma "la nostra classe dirigente attuale è figlia di quel patto scellerato tra lo Stato e la mafia. Dopo la trattativa i due schieramenti hanno perseguito lo stesso identico progetto, cioè indebolire il voto, la democrazia. Il mio film è sparito dalle sale dopo 10 giorni: ci ho messo 4 anni per farlo perché non ho trovato nessuno che lo finanziasse, il ministero dei Beni culturali non mi ha dato i soldi, né l'interesse culturale che ha dato invece ai film di Natale. Ho fatto un colloquio con la moglie di D'Alì proprio mentre veniva mezzo assolto e mezzo prescritto per concorso esterno in associazione mafiosa".

"Fare questo film - ha concluso la regista - è stato una fatica immensa. E' stato un film sacrificato alla ragion di stato, è stato impedito agli italiani di vederlo. Ora stiamo organizzando proiezioni nelle scuole: quando questo film sarà visto e digerito tranquillamente potremmo dire che questo paese è davvero cambiato. L'unica occasione di speranza in Parlamento è M5S. Si può cambiare, non possiamo regalare l'Italia a questi...".

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