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pubblicato il 12/giu/2013 08:46

M5S: e' crisi, Grillo caccia senatrice e vuole legittimazione Rete

M5S: e' crisi, Grillo caccia senatrice e vuole legittimazione Rete

(ASCA) - Roma, 12 giu - Il Movimento 5 Stelle mostra tutta la sua fragilita', la sua crisi e rende evidente come non si possa inventare, pur con tutto il consenso ricevuto, una forza politica dall'oggi al domani. Raccogliere milioni di voti, come accaduto ai grillini alle ultime elezioni politiche, e portare oltre 160 parlamentari tra Camera e Senato impone assunzioni di responsabilita', disponibilita' al dialogo e alla trattativa, profilo non urlato ma istituzionale. Anche per essere in grado di affrontare con equilibrio e consapevolezza, dopo le naturali esaltazioni legate ad uno straordinario successo elettorale, i passaggi a vuoto che da sempre caratterizzano l'attivita' politica di un partito o movimento che sia. Come per esempio la sconfitta evidente dei grillini alle amministrative. Solo cosi' infatti possono leggersi la fibrillazione, l'instabilita' che stanno sempre piu' prendendo corpo all'interno dello schieramento parlamentare 5 Stelle. Contestazioni dirette alla gestione di Beppe Grillo piuttosto che frasi dette a mezza bocca, critiche palesi all'assetto del movimento o silenzi (che valgono piu' di una risposta) di fronte a domande precise di giornalisti vengono tutte affrontate dall'ex comico genovese in un solo modo: replica violenta, urlata e dura - durante un comizio in piazza o sul blog - e scomunica di colui o colei che ha osato contestare il ''capo' o mettere in discussione la linea sin qui seguita. Ultimo caso e' quello della senatrice Adele Gambaro, che ieri ha accusato Grillo, senza tanti giri di parole, di essere il responsabile della sconfitta di M5S alle ultime amministrative. In effetti i numeri sono da brividi: dopo la sbornia di voti dello scorso mese di febbraio nessun candidato grillino ha raggiunto il ballottaggio nelle principali citta' dove si e' votato, con il vistoso crollo in Sicilia passata dal boom dei voti (il primo partito dell'isola) alle regionali al nessun sindaco eletto di oggi con una perdita complessiva di decine di migliaia di voti. Evidente quindi una montante disaffezione, una delusione verso il progetto messo in campo da Grillo. E' altrettanto vero che le critiche alla gestione politica di un partito-movimento andrebbero fatte in quelle sedi - uffici di presidenza, segreterie, direzioni, comitati centrali, assemblee, congressi - che da sempre caratterizzano lo sviluppo democratico di una formazione politica e non solo in televisione o con un post sul blog. Ma di tutti questi ''orpelli' il movimento di Grillo non ha conoscenza e forse ritiene di non avere bisogno, essendo la Rete (e gli attivisti in rete) l'unico punto di riferimento riconosciuto per la definizione di una strategia politica e per le valutazioni sui comportamenti, le attivita' dei parlamentari.

Ecco allora che Gambaro sceglie la televisione per le sue critiche (con singolare tempismo perche' in quello stesso momento i suoi colleghi senatori sono riuniti per votare il successore di Vito Crimi a capogruppo). ''Due Comuni al M5S (Pomezia e Assemini - ndr) non sono un successo - dice la senatrice - ma una debacle elettorale. Inoltre ci sono percentuali molto basse'' e ''stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento. Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto.

Lo invito a scrivere meno e osservare di piu'''. Ma non solo, Gambaro sostiene che ''il problema del movimento e' Beppe Grillo, noi il lavoro lo stiamo facendo e questo non viene percepito. Invece di incoraggiarci, scrivendo questi post ci mette in cattiva luce. Credo che altri all'interno del Parlamento abbiano le mie stesse idee; il disagio c'e' ed e' evidente, ma non arriva a un dissenso vero e proprio''.

Immediata e furente la replica di Grillo sul suo blog.

Innanzitutto vuole '''sapere cosa pensa il Moimento 5 Stelle di queste affermazioni, se sono io il problema'', lanciando di fatto un sondaggio su se' stesso. Una iniziativa che porta, leggendo le migliaia di interventi in Rete, allo scontato gradimento del leader ma che fa emergere, nello stesso tempo, un malessere forse piu' diffuso di quanto si possa pensare. Anche se il fronte parlamentare, laddove non e' silenzioso, si schiera con l'ex comico. Su tutti basta citare le azzardate parole del neo presidente della Commissione Vigilanza Rai, Roberto Fico, secondo il quale ''Grillo e' patrimonio mondiale dell'umanita', come le Dolomiti''. In ogni caso, scrive ancora Grillo sul suo blog, Gambaro '''ha rilasciato dichiarazioni false e lesive nei miei confronti, in particolare sulla mia valutazione del Parlamento, danneggiando oltre alla mia immagine, lo stesso Movimento 5 Stelle. Per questo motivo la invito per coerenza a uscire al piu presto dal M5S''. Insomma, e' la chiosa del leader, ''uno vale uno, quando costruisce. Uno vale niente quando usa il progetto di milioni di italiani per promuovere se stesso''. Una espulsione nei fatti - anche se procedura vuole, come accaduto per l'allontanamento dal gruppo del senatore Marino Mastrangeli, che prima si pronuci l'assemblea dei parlamentari e poi la rete - che arriva una settimana dopo l'abbandono del gruppo 5 Stelle alla Camera dei dissidenti Alessandro Furnari e Vincenza Labriola. Anche nel caso dei due deputati il movimento grillino ha dato dimostrazione della difficolta' - in mancanza di organismi intermedi tra il leader e i parlamentari - che ha nell'affrontare contestazioni interne. Prova ne e' il durissimo comunicato a firma del gruppo della Camera (probabilmente ispirato dallo stesso Grillo e del quale molti deputati non erano a conoscenza) con cui si e' commentata l'uscita dei due ex grillini. Un comunicato piu' di pancia che di testa, che non e' piaciuto a molti. Ecco, con molta probabilita' il limite del movimento e' tutto qui, in una gestione verticistica che lascia poco o nulla spazio alle posizioni non allineate, alla discussione interna - sovrana e' la voce della Rete, secondo lo strano concetto di ''democrazia dal basso' - e che e', nei fatti, in pieno contrasto con quell'assenza di vincolo di mandato che la Costituzione prevede per i parlamentari. Una condizione, quella di diversi deputati e senatori grillini, alla fine di fragilita' e frustrazione e che potrebbe lasciare spazio ad altre iniziative dirompenti alla Gambaro o piu' semplicemente all'abbandono del gruppo parlamentare. Che quest'ultima sia una cosa possibile lo lascia intendere l'ex premier Massimo D'Alema, politico esperto: ''Penso che l'esperienza parlamentare possa avvicinare una parte del Movimento 5 Stelle a noi; e' possibile che una parte di queste persone possa avvicinarsi al Pd non come partito, ma alla nostra gente avendo posizioni piuttosto affini''.

fdv

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