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pubblicato il 26/feb/2013 21:27

Lombardia: vince Roberto Maroni, una vita nella Lega Nord

Lombardia: vince Roberto Maroni, una vita nella Lega Nord

(ASCA) - Milano, 26 feb - Una vita trascorsa nella Lega Nord e per la Lega Nord. La conquista della Regione Lombardia rappresenta il coronamento di una carriera politica piu' che ventennale per Roberto Maroni. Con Maroni, il centrodestra conferma la sua presa sulla regione piu' importante del NordItalia, dopo quasi vent'anni di governo da parte di Roberto Formigoni.

Nato a Varese nel 1955, da giovanissimo milita in gruppi dell'estrema sinistra ed anima un complesso jazzistico, passione che gli e' rimasta. Cambia tutto nel 1979, dopo l'incontro fatale con Umberto Bossi. I due futuri vertici del Carroccio entrano in contatto con i movimenti autonomisti dell'epoca, a partire dall'Union Valdotaine di Bruno Salvatori, fino a fondare, nel 1984, la Lega Lombarda. E l'anno successivo Maroni entra nel consiglio comunale di Varese. Nella Lega Lombarda, Maroni diventa il braccio destro di Umberto Bossi. Quando, nel 1989, nasce la Lega Nord, assume l'incarico di coordinatore della segreteria politica di Bossi.

Nel 1992 l'approdo a Roma, con Maroni eletto alla Camera dove ricopre la carica di capogruppo del Carroccio. Poi, nel 1994, e' per 8 mesi Ministro dell'Interno del primo governo Berlusconi.

Nel 2001 la coalizione di centrodestra rivince le elezioni e Maroni e' ancora una volta nominato Ministro, questa volta del welfare. Il suo nome e' legato alla riforma delle pensioni e all'introduzione del cosiddetto 'scalone', meccanismo che innalza nel giro di tre anni l'eta' pensionabile da 57 a 60 anni. E' ancora deputato nel 2006, dopo la vittoria della coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi. Dopo due anni trascorsi all'opposizione, Maroni ottiene ancora l'incarco di Ministro con la tornata elettorale del 2008 vinta dall'asse Pdl-Lega Nord. Il braccio destro di Bossi torna a guidare del Viminale dove promuove una serie di decreti noti come 'pacchetto sicurezza'. Il resto e' storia di questi ultimi anni. La Lega Nord, sempre piu' travolta dagli scandali, si spacca: da un lato il cosiddetto 'cerchio magico' che fa quadrato attorno alla figura del leader Bossi, dall'altro il gruppo dei 'barbari sognanti' che fanno capo proprio a Maroni. Dopo il caso Belsito e la vicenda delle 'spese pazze' effettuate da Renzo 'Trota' Bossi con soldi del partito, Umberto Bossi si dimette dalla segreteria e Maroni diventa uno dei triumviri chiamati a traghettare la Lega nella difficile transizione. Una fase che vede Maroni rompere con il passato per 'fare pulizia', come testimoniato dalla 'nottata delle scope' promossa a Bergamo per inaugurare il nuovo corso del partito. Poi, a luglio scorso, l'ufficializzazione della svolta con il congresso nazionale del Carroccio che lo acclama segretario federale. Nel frattempo, il Pirellone e' travolto dalle inchieste e i rapporti tra Pdl e Lega Nord si fanno sempre piu' tesi. Di scena la sanita' ma, la goccia che fa traboccare il vaso, e' l'arresto dell'ex assessore regionale alla Casa, Domenico Zambetti, finito in carcere per presunto voto di scambio con le cosche lombarde della 'ndrangheta. Troppo, per il Carroccio, che apre la crisi facendo cadere il quarto governo regionale guidato da Roberto Formigoni. E' una sorpresa, quindi, quando al termine di una serie di tira e molla Maroni stringe il cosiddetto 'patto della Befana' con Silvio Berlusconi: la Lega Nord e' ancora alleata a livello nazionale con quel Pdl con il quale aveva rotto per il sostegno fornito al governo Monti ma, in cambio, ottiene da Pdl la guida della Lombardia. Una scelta contestata da Albertini che lascia il partito di Berlusconi per candidarsi con Monti e una mossa contestata apertamente dalla 'base' leghista e in particolare dalla frangia veneta. Maroni, pero', consapevole della difficolta' che incontrera' il partito alla prova delle elezioni politiche, confermata dall'insuccesso di ieri, sceglie di giocarsi tutto nelle elezioni regionali della Lombardia e conduce una campagna elettorale tutta all'attacco battendo soprattutto il tasto delle tasse. La sua proposta e' quella di trattenere sul territorio regionale il 75% delle tasse versate dai contribuenti lombardi. Ottiene la maggioranza relativa del voto dei lombardi (sia pure assai lontano dai risultati ottenuti dal centrodestra alle precedenti regionali) e l'elezione a presidente. Nulla da fare per il suo principale avversario: Umberto Ambrosoli ha sperato fino all'ultimo minuto di strappare la Regione a Lega Nord e Pdl. Ma all'avvocato 40enne schierato dal centrosinistra non e' capitato di replicare il miracolo di Pisapia a Milano. fcz/sat

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