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pubblicato il 08/nov/2012 20:48

Liste pulite/ Ministri riuniti ma decreto ancora non c'è

Si cerca "criterio oggettivo", forse reati puniti da 4 anni in su

Liste pulite/ Ministri riuniti ma decreto ancora non c'è

Roma, 8 nov. (askanews) - La nuova legge anticorruzione (firmata ieri dal capo dello Stato e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale) non è ancora in vigore, così il Governo ha preso ancora tempo per il varo del decreto attuativo della delega sull'incandidabilità dei condannati. Nel vertice di oggi al Viminale i tre ministri interessati, Annamaria Cancellieri (Interno), Paola Severino (Giustizia) e Filippo Patroni Griffi (Pa), hanno fatto il punto sulle bozze elaborate dal Viminale dopo il lavoro istruttorio dei tecnici ministeriali: bozze che sono state giudicate non soddisfacenti. Fissata l'incandidabilità per i condannati a pene superiori ai due anni per reati gravissimi (mafia, traffico di droga ecc.) e per i delitti contro la pubblica amministrazione, la delega al Governo contenuta nella legge anticorruzione prevede che il decreto legislativo indichi le cause di incandidabilità "per altri delitti per i quali la legge preveda una pena detentiva superiore nel massimo a tre anni". E' proprio quest'ultimo, con l'indicazione aperta sugli 'altri delitti', il punto nel quale si dovrà esercitare la discrezionalità del Governo: l'obiettivo "è trovare parametri oggettivi per indice di gravità elevata", riferiscono fonti governative. Tra i criteri "oggettivi" dei quali si è discusso nella riunione di oggi e che potrebbero approdare nel testo definitivo del provvedimento, l'arresto obbligatorio in flagranza di reato, oppure quei reati per i quali l'ordinamento penitenziario esclude la fruibilità dei benefici carcerari. Alla fine il criterio che risponde maggiormente all'esigenza di oggettività del Governo potrebbe essere una norma contenuta all'articolo 280 del codice di procedura penale: "La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni". Più difficile, e facilmente esposta a polemiche, l'ipotesi di individuare una lista di reati che creano "grave allarme sociale e disvalore sociale".

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