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pubblicato il 29/nov/2012 21:58

Lista Ingroia/ Pm non scioglie riserva ma detta condizioni

"Passo indietro partiti. Con Bersani dialogo ma faccia presto"

Roma, 27 dic. (askanews) - Antonio Ingroia apprezza Mario Monti come tecnico ma il suo appello elettorale 'Io ci sto' viaggia su "binari divergenti" rispetto alla politica del premier. L'ex procuratore aggiunto della Dda di Palermo lo ha spiegato in due interviste concesse a Pubblico e al Secolo XIX, nelle quali però non ha ancora sciolto la riserva sulla sua candidatura a premier. Il suo entourage dà per probabile sabato prossimo una comunicazione sull'ipotesi di una lista elettorale comune con il cartello 'Cambiare si può', con gli Arancioni di Luigi de Magistris, la Federazione della Sinistra (Fds) e l'Idv di Antonio Di Pietro. Ma l'accordo sulla lista unica ancora non c'è, e a parte l'Idv non è ancora chiaro se ci staranno Rifondazione e Pdci, che stanno insieme nella Fds, hanno probabilmente problemi analoghi a rinunciare al simbolo della falce e martello ma linee opposte sul rapporto con il Pd. La sua, ha spiegato la toga palermitana, non sarà la lista dei magistrati "e nemmeno dei manettari giustizialisti". Ma ha annunciato "proposte rivoluzionarie in tema di recupero di capitali dell'economia criminale" perché "la corruzione è una tassa occulta che paghiamo tutti e che talvolta uccide. Io sono convinto - ha detto - che una politica progressista non può ignorare tutto questo". Ingroia ha ribadito oggi di volere un confronto con Bersani "per verificare se è possibile produrre qualcosa insieme. A noi, però, servono risposte. Comprendo l'attendismo di Bersani, ma il tempo stringe", ha ammonito. A sinistra prevale lo scetticismo su questo punto, rafforzato del resto dall'annuncio della candidatura con la casacca del Pd di Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia e storico avversario dei magistrati 'caselliani' come Ingroia. "Con Monti in campo", dicono a Rifondazione, "che convenienza avrebbe Bersani nell'allargare la coalizione a sinistra?". Ingroia ha sottolineato, anche se con toni molto concilianti, la divaricazione fra il suo progetto e quello di Beppe Grillo, colpevole di "aver recintato la propria proposta politica nella protesta, quando al Paese servono alternative di Governo". Ed è tornato a dettare le condizioni per il suo impegno in prima persona: "Ho chiesto un passo indietro - ha affermato - che fosse funzionale a quello in avanti della società civile. Bisogna avere il coraggio della responsabilità di metterci la faccia e la politica ha il compito di proteggere, dalla seconda linea, quest'avanguardia civile. Bisogna rovesciare le proporzioni del passato e in questo senso apprezzo l'impegno di alcuni leader a rinunciare al proprio simbolo per non creare quelle accozzaglie arcobaleno che io voglio evitare".

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