giovedì 19 gennaio | 14:31
pubblicato il 30/ott/2011 17:58

Licenziamenti/ Ichino:no spettro violenza per ridurre dibattito

"D'accordo con Camusso, ma sindacati non mettano tabù"

Licenziamenti/ Ichino:no spettro violenza per ridurre dibattito

Roma, 30 ott. (askanews) - Il giuslavorista e senatore del Pd Pietro Ichino risponde al rischio terrorismo paventato dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, in linea con il segretario della Cgil, Susanna Camusso: non si può evocare il pericolo di violenza politica per "comprimere il dibattito", o peggio, per "accollare a chi dissente la responsabilità oggettiva di eventuali aggressioni commesse da altri". Ma - sottolinea Ichino, che ha rivolto al governo un appello per rivedere l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, insieme all'opposizione, anche i sindacati devono evitare il "tabù del questo non si tocca", perché "una maggiore serietà del dibattito" rasserena il clima e perchè la tecnica del tabù "qualche volta ha l'effetto, anche se non voluto da chi la pratica, di demonizzare chi osa violare il tabù". "Susanna Camusso nella trasmissione di Lucia Annunziata di oggi ha detto che il rischio di atti di violenza minacciati da terroristi non può essere utilizzato per comprimere il dibattito, o peggio per accollare a chi dissente la responsabilità oggettiva di eventuali aggressioni commesse da altri", spiega a TmNews Ichino, sottolineando: "Ha perfettamente ragione, concordo pienamente con questa sua affermazione". "Penso però anche - aggiunge il senatore Democratico - che a rasserenare il clima contribuirebbe anche una maggiore serietà del dibattito. Occorrerebbe, in particolare, che i sindacati, invece di stabilire dei tabù - 'questo non si tocca', 'di questo non si deve neppure discutere' - entrassero nel merito della questione, indicando i punti di consenso e di dissenso, e soprattutto indicando le soluzioni alternative". Perché secondo Ichino anche "la tecnica del tabù serve per troncare il dibattito, impedirlo sul nascere". "E qualche volta - conclude - ha l'effetto, anche se non voluto da chi la pratica, di demonizzare chi osa violare il tabù".

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