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pubblicato il 03/mag/2011 21:56

Libia/Pressing dalemiani su mozione Pd:Lavorare per cessate fuoco

Nel nuovo testo si chiede anche di convocare Conferenza di pace

Libia/Pressing dalemiani su mozione Pd:Lavorare per cessate fuoco

Roma, 3 mag. (askanews) - Alla fine il Pd ha deciso di correggere la sua mozione, il testo presentato lo scorso giovedì verrà integrato questa sera e domattina i democratici, dopo un'assemblea parlamentare convocata alle 9 prima dell'inizio dell'Aula, presenteranno un nuovo testo che, sottolinea come "appare necessario, a fianco dell'azione militare, l'avvio di una forte iniziativa politico diplomatica al fine di giungere nel più breve tempo possibile ad un cessate il fuoco". Per raggiungere questo obiettivo servirà la convocazione "non appena possibile, della conferenza di pace con il pieno coinvolgimento di tutti gli attori internazionali interessati, a cominciare dalla Lega Araba e dall'Unione africana". Oltre a confermare il via libera alla missione, la mozione ribadisce paletti rigidi all'azione militare (quella 'tutela dei civili'. Una integrazione maturata anche dall'iniziativa di Massimo D'Alema, che era stato tra i più freddi rispetto all'ipotesi di presentare un documento sostenuta invece da Franceschini e Bindi, e che ha insistito perché, dopo l'intesa Pdl-Lega, alla fine non risultasse il Pd il partito più 'filo-guerra', senza che venisse indicata almeno una strategia politico-diplomatica. Raccontano che i bombardamenti alleati sull'abitazione di Gheddafi, sotto i quali è rimasto ucciso uno dei figli del rais, sarebbero stati giudicati piuttosto negativamente dall'ex ministro degli Esteri. Del resto, sono in molti, dentro e fuori il partito, a chiedersi in che modo colpire la casa di Gheddafi possa aiutare a proteggere i civili. Non solo, l'opportunità di presentare una mozione aveva lasciato perplessi parecchi democratici. I veltroniani, Anna Finocchiaro, D'Alema e i suoi, temevano innanzitutto di entrare in rotta di collisione con il Quirinale, cosa puntualmente avvenuta, dal momento che Giorgio Napolitano sperava si potesse evitare un nuovo voto in Parlamento. "Non ci sarebbe nulla di più demenziale per il Paese - aveva detto il capogruppo in commissione Esteri al Senato, il veltroniano Giorgio Tonini - che utilizzare a fini di politica interna questioni di politica estera". Inoltre, in tanti temevano, cosa pure questa accaduta, che alla fine il centrodestra si sarebbe poi ricompattato, almeno formalmente, lasciando l'opposizione a fare i conti con documenti diversi e, nel caso di Idv, antitetici. I democratici, insomma, rischiavano di lasciare a Idv la bandiera del 'pacifismo', senza nemmeno riuscire a spaccare la maggioranza in Aula. (segue)

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