sabato 03 dicembre | 10:51
pubblicato il 24/mar/2011 16:32

Libia/ Bersani: Umiliazione Italia assenza Berlusconi da aula

"Fermare massacri poi diplomazia ma Gheddafi non è interlocutore"

Libia/ Bersani: Umiliazione Italia assenza Berlusconi da aula

Roma, 24 mar. (askanews) - L'assenza di Silvio Berlusconi al dibattito parlamentare sulla Libia è una "umiliazione per il nostro Paese". Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani lo ha detto parlando ad una iniziativa pubblica, commentando il voto di questa mattina e di ieri sera. "E' una umiliazione per il nostro Paese ch eil Governo non abbia saputo, in un momento del genere, presentarsi con il suo presidente. Questo nel mondo può solo essere interpretato come un messaggio di debolezza". "Oggi - ha aggiunto il segretario Pd - il voto sulla Libia è stato un caso singolare, se non unico: un documento delle opposizioni unite ha avuto un paio di centinaia di voti in più del documento della maggioranza. Noi abbiamo votato contro il documento della maggioranza perché in una situazione del genere bisogna che quel che diciamo lo si possa capire ovunque, in Europa, all'Onu e a Bengasi. Non possiamo presentarci con un documento di cinque pagine aggiustate per limitare i problemi di una maggioranza che deve trovare i suoi equilibri" Il Pd, ha detto ancora Bersani, ha scelto una "linea chiara, il ruolo dell'Italia è nei limiti della risoluzione Onu: fermare i massacri. Da lì in poi serve un'azione diplomatica che non può avere come interlocutore Gheddafi". Il comportamento del Governo e della maggioranza, invece, denotano confusione e scarsa incisività e "in questo momento non possiamo permetterci ambiguità. Siamo il Paese più prossimo al problema, eppure prima che partisse l'azione (della comunità internazionale, ndr) non abbiamo saputo dire una parola, o forse non abbiamo potuto, e questo è un elemento di debolezza". Bersani, quindi, ha precisato la posizione democratica: "Noi non siamo bellicisti, accettiamo di andare lì per evitare dei massacri, resto non si risolve con le armi, ma con la politica e con la diplomazia".

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