mercoledì 22 febbraio | 07:57
pubblicato il 02/ott/2012 21:00

L.elettorale/ Timore intervento Colle spinge verso testo base

Bersani non intende cedere su merito, ma Pd non può bloccare iter

L.elettorale/ Timore intervento Colle spinge verso testo base

Roma, 2 ott. (askanews) - Ancora una volta c'è l'annuncio di "passi avanti" sulla legge elettorale, e anche in questo caso nel giro di pochi minuti qualcuno tira con forza il freno a mano. Se dal Senato arriva la notizia che giovedì si potrebbe finalmente arrivare ad un 'testo base' da mandare poi all'esame dell'Aula, il segretario democratico Pier Luigi Bersani ci mette pochi minuti per far capire che è presto per parlare di accordo ("Mah, fino a ieri no...") e per avvertire chi "pensa di usare la riforma elettorale per frammentare, balcanizzare": non si arriverebbe a un Monti bis, ma alla "palude". Una apparente contraddizione che si spiega non appena si scambiano due chiacchiere con deputati e senatori che seguono da vicino la vicenda: nella sostanza le parti sono lontane, il Pd continua a ritenere insufficiente il premio di maggioranza che Pdl, Lega e Udc sono disposti a concedere, ma la 'moral suasion' del Quirinale è più forte che mai e nessuno, tanto meno il Pd, può permettersi il ruolo dell'affossatore della riforma, soprattutto se il Presidente dovesse di nuovo prendere la parola per strigliare i partiti, ipotesi che sarebbe circolata negli ultimi giorni. Napolitano, raccontano fonti parlamentari democratiche, negli ultimi giorni si è fatto sentire con energia: il presidente ritiene sciagurata l'ipotesi di un nulla di fatto sulla legge elettorale, per il capo dello Stato bisogna assolutamente rimediare allo scollamento tra cittadini e istituzioni che si è verificato con il 'Porcellum'. Non solo, ma il capo dello Stato è preoccupato anche delle conseguenze in termini di equilibri politici che una legge come quella in vigore potrebbe creare: in base ai sondaggi la coalizione oggi più forte, quella Pd-Sel, non supererebbe il 32%-33%, un risultato che alla Camera varrebbe il 55% dei seggi ma che al Senato potrebbe rivelarsi insufficiente a disegnare una maggioranza. Insomma, il rischio sarebbe quello di una situazione peggiore di quella del 2006, quando il centrosinistra si ritrovò al Senato con una manciata di voti di maggioranza: in questo caso la maggioranza potrebbe non esserci affatto a palazzo Madama, mentre alla Camera ci sarebbe comunque un 55% di seggi assegnati a chi arriva primo. Lo stallo, praticamente, una situazione difficile da sbrogliare per il prossimo capo dello Stato che dovrà formare il nuovo Governo. Soprattutto, una situazione che potrebbe esporre il Paese a nuovi e devastanti attacchi speculativi. (segue)

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