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pubblicato il 29/nov/2012 20:46

L.elettorale/ Sulla riforma l'incognita Pdl, per Grillo è golpe

Gruppi Senato al lavoro su testo ma intesa ancora non c'è

L.elettorale/ Sulla riforma l'incognita Pdl, per Grillo è golpe

Roma, 29 nov. (askanews) - Il presidente del Senato, Renato Schifani, è "fiducioso e ottimista" che la prossima settimana non solo la riforma elettorale approderà in Aula ma verrà anche votata. Eppure, nonostante il lavoro di alcuni volenterosi componenti della commissione Affari Costituzionali e del presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, su un testo condiviso, una intesa ancora non c'è ed è difficile che ci sia prima del risultato del ballottaggio tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi di domenica ma soprattutto prima di un chiarimento sul futuro del Pdl. Le notizie che arrivano oggi di un ufficio di presidenza del partito di Silvio Berlusconi convocato per la prossima settimana "per assumere le decisioni riguardo le primarie e l'assetto migliore da presentare nella prossima campagna elettorale" non schiariscono l'orizzonte di una riforma elettorale su cui il Pdl è diviso: al Senato si lavora sull'ennesima proposta elaborata dal leghista Roberto Calderoli che prevede l'assegnazione di un premio di maggioranza alla coalizione che supera il 40% portandola a 340 seggi e, al di sotto, un premio dell'8,4% dei seggi, pari a 52-53 seggi, a chi ottiene il 30% di voti. Ma per il Pd è troppo poco rispetto alla posizione iniziale attestata sul lodo D'Alimonte del 10% (cioè circa sessanta seggi), per il Pdl invece è troppo, va ripetendo il relatore del testo Lucio Malan. Lunedì sera tornerà a riunirsi in seduta notturna la Commissione e mercoledì la riforma che archivia il Porcellum dovrebbe approdare in Aula secondo il calendario: ma alle incognite politiche si aggiungono quelle legate all'ingorgo parlamentare del Senato. E' slittato a martedì il voto di fiducia sul decreto sui costi della politica fissato per oggi ma, da calendario, sempre martedì, l'Assemblea dovrebbe esaminare il decreto sviluppo. Esaurire i due temi in un giorno solo non è impresa facile e, se non dovesse riuscire, a farne le spese sarà ancora una volta la riforma elettorale. Per Beppe Grillo "è in atto un colpo di stato progressivo", "l'Italia non è più una democrazia, ma una partitocrazia affiliata ai poteri economici internazionali": "Neppure Stalin o Mao - scrive il leader del movimento 5 stelle sul suo blog - hanno avuto la vostra faccia di bronzo, di cambiare le regole del gioco all'ultimo minuto dichiarando che è per la democrazia".

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