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pubblicato il 17/apr/2012 21:35

L.elettorale/ Prodi sferza Pd, silenzio dai democratici

Nell'anonimato, qualcuno spiega: "E' chiaro, vuole il Colle..."

L.elettorale/ Prodi sferza Pd, silenzio dai democratici

Roma, 17 apr. (askanews) - La bacchettata di Romano Prodi sulla legge elettorale era attesa da tempo, l'ostilità del 'professore' per il sistema proporzionale è nota, a settembre l'ex premier aveva per un momento abbandonato l'Aventino per sostenere il referendum pro-maggioritario e nelle scorse settimane tutti avevano notato la guerriglia iniziata da Arturo Parisi e Rosy Bindi contro la bozza Violante. "Ritorna la prospettiva dell'ingovernabilità della prima repubblica", è stato il giudizio senza appello dell'uomo dell'Ulivo, che come sempre ha scelto le parole con studiata perfidia: quel richiamo alla 'prima Repubblica' proprio mentre cresce l'ondata dell'anti-politica certo non ha fatto piacere ai vertici del Pd. Sembra significativo il silenzio quasi generalizzato che ha seguito le parole di Prodi. Ma il fastidio per l'uscita dell'ex premier nei corridoi di Montecitorio si registra senza fatica, anche se praticamente tutti chiedono l'anonimato: "E' chiaro - spiega un parlamentare - Prodi vuole l'alleanza di Vasto (Pd, Sel e Idv, ndr) perché solo così può puntare al Quirinale". Pier Luigi Bersani non commenta, e i suoi assicurano il silenzio non va letto politicamente, perché il leader Pd oggi è stato assorbito dalla preparazione del vertice con Mario Monti e gli altri leader di maggioranza. Solo Giorgio Merlo critica esplicitamente l'ex premier: "Prodi è del tutto coerente con ciò che pensa, come la minoranza del Pd, sono rimasti orfani dell'unione e giustamente sostengono un sistema elettorale che ripropone quella formula politica". Concetto simile a quello del coordinatore Pdl Sandro Bondi: "Chi come Prodi mostra di difendere l'attuale tipo di bipolarismo, in realtà è interessato a perseguire un'alleanza come quella dell'Ulivo che comprenda l'intero arco delle forze di sinistra, da Vendola a Di Pietro". Di sicuro proprio da Vendola e Di Pietro arrivano gli unici espliciti apprezzamenti all'ex premier. Ha detto Di Pietro: "Ha ragione l'ex premier: l'accordicchio dell'Abc prevede sostanzialmente un ritorno al proporzionale". E Vendola ha aggiunto: "Penso che Romano Prodi abbia pronunciato parole di grande saggezza". "Eppure - spiega un parlamentare Pd - Prodi dovrebbe ricordare che Vendola fece cadere il suo Governo nel '98, votò la sfiducia come tutta Rifondazione; e Di Pietro è pronto a rendere il Governo ingestibile un minuto dopo le elezioni". E' vero che Prodi ha sempre difeso il bipolarismo e lo schema maggioritario, ma secondo diversi maliziosi parlamentari del Pd c'è anche un'altra ragione: una maggioranza Pd, Sel, Idv è l'unico che può offrire serie possibilità a Prodi di essere eletto come successore di Napolitano. Se si prosegue con le 'larghe intese', o comunque con una coalizione retta da Pd e Terzo polo, per l'ex premier le speranze diventano davvero poche. Per i prodiani sono solo illazioni. Di sicuro, l'uscita dell'ex premier, uno dei 'grandi elettori' di Bersani alla segreteria Pd, rappresenta un problema in più per il leader democratico.

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