martedì 21 febbraio | 16:09
pubblicato il 18/gen/2012 21:25

L.elettorale/ Pd non vuole cerino in mano: Noi pronti

Si pensa a mozioni su riforme. Moratoria a dibattito su modelli

L.elettorale/ Pd non vuole cerino in mano: Noi pronti

Roma, 18 gen. (askanews) - Il Pd è pronto a sedersi a qualunque tavolo per cambiare la legge elettorale e per dimostrare buona volontà si studia l'ipotesi di presentare mozioni in Parlamento che impegnino ad affrontare sia le riforme istituzionali che, al termine del percorso, il meccanismo di voto. Pier Luigi Bersani, oggi, è andato da Giorgio Napolitano forte della posizione fissata ieri sera durante il 'caminetto' del Pd, dedicata proprio alla legge elettorale: moratoria sul dibattito di merito, ovvero sulla disputa tra filo-maggioritario e filo-proporzionale, e disponibilità totale del partito a discutere, purché siano rispettati criteri minimi. La convinzione di Bersani, e anche degli altri dirigenti Pd, è che il Pdl non voglia cambiare la legge e questo potrebbe coinvolgere anche il Pd nel giudizio negativo dell'opinione pubblica, se non si rende chiaro chi è che ostacola la riforma. La bocciatura del referendum elettorale, infatti, può creare un ulteriore ondata di anti-politica, perlomento tra gli oltre un milione di italiani che avevano firmato il quesito. Lasciare la legge elettorale così com'è può attirare la rabbia dei cittadini. Valutazione che è sia del capo dello Stato che del vertice Pd. E Bersani vuole mostrare che il Pd è diverso, che i democratici sono pronti a riformare la legge. Di qui l'idea di provare la strada delle mozioni parlamentari per smuovere le acque e, nel caso la cosa non dovesse essere praticabile, avviare l'iter sulle riforme al Senato e sulla legge elettorale alla Camera. "Noi - ha detto Bersani dopo avere incontrato Napolitano - abbiamo la nostra proposta di legge elettorale già depositata in Parlamento e siamo quelli che vogliono essere flessibili, aperti alla discussione con gli altri partiti in Parlamento". Enrico Letta, vice-segretario del partito, si spinge oltre: "La priorità numero uno per la nuova legge elettorale è che i parlamentari siano eletti dai cittadini e non nominati dai partiti. Su tutto il resto si può discutere, su questo no". Un altro esponente Pd, vicino a Franceschini, spiega che la soluzione può essere una "via di mezzo tra modello spagnolo e modello tedesco". Frase che la dice lunga, visto che i due sistemi disegnerebbero assetti istituzionali completamente diversi, in Italia. Di fatto, il Pd ha accantonato la propria proposta 'semi-ungherese' e il dibattito interno pur di rimandare la palla nel campo del Pdl. In realtà, Veltroni resta un fautore del sistema uninominale maggioritario e, in subordine, del modello spagnolo; Franceschini spinge ormai per il tedesco, per avere un'interlocuzione con il Terzo polo; Bersani mantiene una posizione più 'laica' sul modello di legge elettorale, convinto che il Pd resterebbe centrale comunque. Di fatto, la discussione vera è rinviata, come spiega uno dei partecipanti alla riunione di ieri sera: "Per ora, dobbiamo fare in modo di mettere il tema in agenda". Al limite, sarà centrodestra ad assumersi la responsabilità di dire no.

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