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pubblicato il 13/set/2012 21:45

L.elettorale/ Napolitano vede Schifani: Ora basta, parli l'Aula

Bersani teme di essere isolato in Parlamento

L.elettorale/ Napolitano vede Schifani: Ora basta, parli l'Aula

Roma, 13 set. (askanews) - La trattativa sulla legge elettorale è ferma, tra Pd e Pdl-Udc il dialogo sembra ormai arrivato a un punto morto e la situazione preoccupa oltremodo il capo dello Stato. Giorgio Napolitano ha oggi ricevuto il presidente del Senato Renato Schifani per essere ragguagliato sulle ultime novità, ma di 'nuove' in realtà ce ne sono poche. I partiti continuano ad accusarsi reciprocamente e aumentano le possibilità che alla fine si resti con la legge elettorale attuale, uno scenario che il presidente della Repubblica considera sciagurato, da troppi mesi si sente dare dai partiti rassicurazioni che, poi, vengono puntualmente smentite dai fatti. Il metodo del 'dialogo a tre' fuori dal Parlamento tra Pd-Pdl-Udc non produce risultati. Ecco allora che Schifani, dopo l'incontro, ha lanciato quasi un ultimatum: "Lancio un appello al senso di responsabilità dei gruppi parlamentari e delle forze politiche: il nodo della riforma elettorale deve essere sciolto definitivamente in tempi brevi, perché si avverte sempre più l'esigenza che venga investita l'Aula ad esprimersi su questo importante tema". Ovvero, adesso si va in Aula, che l'accordo ci sia o no, e lì ognuno si assumerà pubblicamente le proprie responsabilità. Napolitano ovviamente auspica un'intesa ampiamente condivisa e non una legge votata 'a maggioranza', ma è un dato di fatto che tutti e tre i partiti continuano a ripetere che su alcuni punti di fondo l'intesa c'è: si è d'accordo su una legge elettorale di impianto proporzionale, ma con correzione maggioritaria, che garantisca agli elettori il diritto di scegliere tra i cittadini. Insomma, l'impianto generale sembra definito e a questo punto sull'entità della 'correzione', ovvero del premio di governabilità, e sul meccanismo di scelta dei parlamentari può benissimo pronunciarsi l'Aula. Napolitano vedrà anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, perché l'iter della riforma, a questo punto, deve essere studiato con la massima precisione, visto che il tempo rimasto è pochissimo. Lo scenario preoccupa alquanto il Pd. E' vero che Napolitano sollecita comunque 'ampie intese', ma la prova dell'Aula può rivelarsi pericolosa per Pier Luigi Bersani. Oggi è toccato ad Anna Finocchiaro ripetere che il Pd "le sue proposte le ha presentate" e ora "tocca a Pdl e Udc dire che riforma hanno in mente". Bersani non vuole cedere sul premio di governabilità, sa bene che questo è lo spartiacque che deciderà il destino della prossima legislatura e, dunque, la sua corsa verso palazzo Chigi. Tanto più che adesso Pier Ferdinando Casini ha ufficialmente dichiarato di puntare a un 'Monti-bis'. Al momento, Pdl e Udc non hanno trovato un'intesa tra loro: Pier Ferdinando Casini non intende cedere le preferenze ("Per il suo partito sono fondamentali", dice un parlamentare Pd), mentre il Pdl al riguardo non ha ancora deciso e molti continuano a ripetere che Silvio Berlusconi non le vuole affatto. Ma se Pdl e Udc dimostrassero di essere pronti ad andare avanti la discussione si aprirebbe anche nel Pd: Enrico Letta è disposto perfino ad accettare le preferenze e, comunque, insiste a dire che bisogna accettare "un compromesso"; Massimo D'Alema pure sembra disposto a dialogare e anche Walter Veltroni sembra ritenga un errore restare 'col cerino in mano'. Insomma, il Pd potrebbe non reggere il ruolo di unico ostacolo alla riforma del 'Porcellum'.

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