venerdì 20 gennaio | 03:17
pubblicato il 13/gen/2012 05:10

L.elettorale/ Consulta divisa: No referendum,monito su Porcellum

Giudici "non spaccati a metà né unanimi"

L.elettorale/ Consulta divisa: No referendum,monito su Porcellum

Roma, 13 gen. (askanews) - "Una buona convergenza. Né spaccatura otto a sette né unanimità", raccontano fonti della Consulta, ma una maggioranza larga fra i quindici giudici costituzionali ha determinato la bocciatura dei due quesiti referendari per l'abrogazione (totale o per parti) della legge elettorale in vigore. Non è mancato, fra i componenti del collegio, chi ha sostenuto con calore (la Velina rossa ha parlato addirittura di 'scontro' fra i giudici) la necessità di considerare ammissibili i referendum, ma l'innovazione è stata alla fine giudicata troppo forte dai più. La giurisprudenza precedente non ammette il 'vuoto normativo' in materia elettorale ma solo 'tagli' parziali che lascino almeno in parte viva la norma toccata dal referendum. Più sereno l'orizzonte politico dei partiti che sostengono il Governo Monti, quindi, è salvo, per ora, il cosiddetto Porcellum: la cui eventuale riforma è nuovamente demandata al Parlamento. Il giudice relatore Sabino Cassese, tuttavia, introdurrà nelle motivazioni della sentenza, che dovrebbero essere approvate dal collegio il 23 gennaio prossimo, un "monito", una indicazione, sulla necessità di rivedere la legge attuale. La discussione è stata lunga, più approfondita forse rispetto alle previsioni di chi considerava già scritta la sentenza, ma il rinvio non aveva a che fare con altri eventi politici contestuali: la notizia della bocciatura dei quesiti ha preceduto largamente quella del voto della Camera sulla richiesta d'arresto per il coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino. Quanto alle motivazioni della sentenza, non dovrebbe esserci neanche stavolta, dicono le fonti della Consulta, una pronuncia troppo netta su una presunta incostituzionalità del Porcellum, ma probabilmente un ampliamento delle perplessità già espresse dalla Corte nella sentenza numero 16 del 2008: "L'impossibilità di dare, in questa sede, un giudizio anticipato di legittimità costituzionale non esime tuttavia questa Corte - scriveva il giudice redattore Gaetano Silvestri, tuttora componente della Consulta - dal dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento, sia pure a livello regionale, di una soglia minima di voti e/o di seggi".

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