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pubblicato il 14/set/2012 21:00

L.elettorale/ Colle chiede accelerare, ma tra Pd e Pdl è stallo

Fini da Napolitano: Si vada in Aula. Violante propone Mattarellum

L.elettorale/ Colle chiede accelerare, ma tra Pd e Pdl è stallo

Roma, 14 set. (askanews) - La parola d'ordine è "accelerare". Ieri arrivava da Renato Schifani, oggi da Gianfranco Fini, 'ambasciatori' i presidenti delle Camere del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che li ha voluti incontrare per avere un quadro sullo stato della riforma elettorale. Ma per ora, l'appello non sembra aver ottenuto alcun effetto. Pd e Pdl continuano a rimpallarsi le responsabilità: Pier Luigi Bersani ritira fuori addirittura la proposta originaria dei democratici, il doppio turno alla francese, mentre Denis Verdini ricorda che il suo partito non ha bisogno di regali visto che al Senato ha i voti per approvare un testo come già accaduto con il semipresidenzialismo. Lo stesso coordinatore del partito di Silvio Berlusconi, tuttavia, che insieme a Lorenzo Cesa e Maurizio Migliavacca, ha provato in questi mesi - senza successo - a trovare un accordo che archivi il Porcellum, sostiene che l'intesa è "ancora facile da raggiungere anche perché si vota a marzo" e individua nelle elezioni siciliane "un discrimine importante", una data, secondo Italo Bocchino, "prima della quale non accadrà nulla sulla legge elettorale". Partecipando con Verdini e Luciano Violante a un dibattito organizzato da Roma Tre, il vicepresidente di Fli calcola in soli 45 giorni il tempo a disposizione delle forze politiche per la riforma elettorale: il tempo cioè tra il 28 ottobre, data del voto siciliano, e il 15 gennaio, "quando verranno sciolte le Camere". Un tempo esiguo che rende possibile una sola cosa: un ritocco al Porcellum eleggendo metà parlamentari con le preferenze e inserendo una soglia minima da raggiungere per ottenere il premio di maggioranza. Un'altra proposta anche quella di Bocchino volta a scongiurare che l'alleanza Pd-Sel ottenga il 55% dei seggi assegnati dal Porcellum, una prospettiva che vanificherebbe il lavoro di chi vuole una grande coalizione e un Monti-bis. Cioè l'Udc, il Pdl, Fli. D'altronde che con l'attuale sistema, approvato dal centrodestra nel dicembre 2005, c'è il rischio che Bersani trionfi in ogni caso. A Roma Tre lo spiega bene il politologo Roberto D'Alimonte convinto che i democratici vincerebbero col Porcellum anche se si presentassero da soli alle elezioni, senza Sel. "In campagna elettorale - spiega il professore - potrebbero raggiungere le percentuali veltroniane del 33% impegnandosi, una volta maggioranza in Parlamento, ad approvare l'unico sistema di cui l'Italia ha bisogno, cioè il doppio turno alla francese". Un sistema che "il centrodestra non voterebbe mai". Mentre Bersani mostra i muscoli, una proposta di mediazione arriva dall'Aula Magna di Scienze Politiche di Roma Tre da Luciano Violante: un ritorno al Mattarellum togliendo lo scorporo, mettendo uno sbarramento al 5% e un solo voto, al candidato, non due come era nella vecchia legge. "Basterebbe un solo articolo - spiega - si tratta della soluzione più rapida e facile e più al riparo dagli agguati che comporteranno le votazioni segrete alla Camera". Verdini fa sapere che l'ipotesi non è mai stata sul tavolo degli sherpa ma soprattutto è vista come fumo negli occhi dal Pdl che non vuole i collegi: "L'elettorato di centrodestra è sofisticato - spiega suscitando qualche risa tra gli studenti presenti - analizzando i dati del 1996 e del 2001 abbiano visto che votano la scheda col simbolo, non quella col candidato". Passi avanti all'orizzonte non se ne vedono dunque e, senza novità, la possibilità che la conferenza dei capigruppo del Senato martedì prossimo fissi un calendario per l'Aula diventa sempre più concreta. Anche perché sostenuta da autorevoli sponsor: "Le Aule parlamentari - spiega Fini - sono gli unici luoghi deputati a fare le leggi. Si mettano le carte sul tavolo e ognuno si assuma la sua responsabilità nelle Aule e non negli incontri degli sherpa a 3 o 4", perchè "è scaduto il termine per buttare la palla in tribuna".

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