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pubblicato il 19/dic/2013 19:40

Legge stabilita':web tax per i giganti della rete ma Renzi la depotenzia

Legge stabilita':web tax per i giganti della rete ma Renzi la depotenzia

(ASCA) - 19 dic - Tra le modifiche piu'discusse apportate dalla Camera alla legge di stabilita', che domani sara' approvata dall'Aula di Montecitorio, c'e' quella che riguarda la cosiddetta web tax, che il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia (Pd), sostenitore della tassa, aveva gia' tentato di fare approvare con altri provvedimenti.

Con la nascita della web tax l'Italia si pone come primo Paese fra quelli aderenti all'Unione europea a dotarsi di norme in materia, ma il testo che esce dalla Camera e' una versione 'soft' rispetto a quanto avrebbe voluto lo stesso Boccia . La proposta di modifica presentata dal Pd, infatti, prevedeva che i cosiddetti giganti del Web, come Google o Amazon, avessero l'obbligo di partita Iva italiana, cosi' da potere fatturare nel nostro Paese i guadagni della vendita di prodotti, di pubblicita' e di gioco on line.

L'emendamento e' stato poi riformulato: decisive le pressioni fatte dal neo-segretario del Pd, Matteo Renzi, contrario a questo genere di tassazione. E' stato quindi eliminato l'obbligo di partita Iva italiana per tutte le societa' che effettuano commercio elettronico, lasciando viva solamente la porzione di emendamento che riguarda gli spazi pubblicitari on-line e i link sponsorizzati. Nella giornata di oggi, e' arrivata poi la dichiarazione rilasciata al Corriere delle Comunicazioni da Emer Traynor, portavoce del commissario europeo per la fiscalita' e l'unione doganale, per il quale la norma, cosi' com'e' formulata, sembrerebbe ''contraria alle liberta' fondamentali e i principi di non-discriminazione dei trattati''. Sempre in tema di fisco, il Pd e' stato costretto, questa volta dal governo, a fare un passo indietro anche sulla Tobin tax. Un emendamento del deputato Luigi Bobba (appoggiato anche da colleghi di Centro democratico, Sel, Scelta civica e Lega Nord) prevedeva l'abbassamento dell'aliquota della tassa sulle transazioni finanziarie, ma l'ampliamento dell'applicazione anche ai derivati. Il governo si e' sempre mostrato contrario alla riforma della Tobin tax (che, secondo Bobba, inoltre, avrebbe dato per il primo anno di applicazione un gettito molto inferiore alle attese), tanto che l'emendamento e' stato ritirato durante le ultime battute della discussione della legge di stabilita' in commissione. Rilievo e' stato inoltre dato in sede parlamentare alla riforma dell'imposta di bollo sul possesso di titoli finanziari, con l'abolizione della tariffa fissa di 34,2 euro e l'aumento del tetto massimo che e' stato portato da 10 mila a 14 mila euro. Un compromesso e' infine stato trovato sulla cosiddetta rottamazione delle vecchie cartelle di Equitalia, che nel primo emendamento di Forza Italia assumeva i connotati del condono e che non suscitava il consenso del Pd e nemmeno del governo: chi ha debiti con fisco potra' pagare i ruoli entro il 28 febbraio 2014 senza gli interessi, ma con le sanzioni. sgr/sat

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